IL MISTERO DEL MITO DI THULE: TRA PLINIO IL VECCHIO,KNUD RASMUSSEN E LA SOCIETÀ THULE

FONTE:https://sites.google.com/site/plinionordeuropa/home/il-mistero-di-thule

La collocazione dell’isola che gli antichi definiscono ”Thule” (Θούλη) è oggi difficile da individuare a causa dell’imprecisione delle scarse testimonianze antiche che ne riportano l’esistenza, per cui finora è stato possibile soltanto fare supposizioni ben lungi dal chiarificare definitivamente la questione. Il primo viaggiatore a fare riferimento a questa località fu il geografo greco di IV sec. a.C. Pitea di Marsiglia, che navigò verso le località del Nord dell’ecumene in cerca della fonte di provenienza dell’ambra e dello stagno. Pitea sentì parlare dell’esistenza di un’isola collocata a un giorno di navigazione dal ”mare congelato” (πεπηγυῖα θάλαττα) e a sei giorni (circa un migliaio di chilometri) dalla Britannia verso nord che portava un nome di apparente origine celtica, Thule appunto (Str., I, 4, 2). In questo luogo egli aveva individuato il punto esatto in cui il circolo celeste artico coincideva con il tropico estivo, per cui nel giorno del solstizio il sole non tramontava mai completamente. Secondo moderni studi, Pitea, il quale verosimilmente esplorò anche la costa norvegese tra Bergen e Trondheim, avrebbe collocato Thule alla latitudine di 66° N (accolta poi anche dal geografo cirenaico Eratostene nel III sec. a.C.), che corrisponde a quella della penisola islandese di Vestfirðir o delle isole Lofoten, nella contea norvegese di Nordland. A partire dall’esperienza del geografo massaliota, la testimonianza del quale fu messa fortemente in discussione da Polibio, Posidonio e Strabone, pare che gli antichi, tra cui soprattutto il geografo Claudio Tolemeo (II sec. d.C.), identificassero la mitica località settentrionale con le Isole Shetland, poste circa 150 km a nord-est delle coste scozzesi, ovvero con la penisola scandinava, come sembra si possa desumere dalle opere del geografo Pomponio Mela e di Plinio il Vecchio nel I sec. d.C. e di Procopio di Cesarea nel VI sec. d.C. (Bell. Goth. VI, 15, 4-8; VIII, 20, 4-6). Nelle Georgiche (I, 30) Virgilio definì Thule come ultima, vale a dire situata alle propaggini più estreme e remote del mondo conosciuto, al confine tra il mondo reale e un universo immaginario popolato da creature leggendarie. Lo scienziato del II sec. Antonio Diogene, autore di un romanzo intitolato Τᾶ ὑπὲρ Θούλην ἄπιστα (Meraviglie oltre Thule), descriveva Thule con toni favolistici presentandola come il limite della conoscenza geografica umana e della terra abitabile, nonché come il punto di contatto con l’aldilà e la sede di bizzarri fenomeni magici e astrologici.

 
 
 
 
Mappe che illustrano in rosso, in ordine da sinistra verso destra, le Isole Shetland, la contea norvegese di Nordland e la regione islandese di Vestfirðir
 

Sin dall’età medievale Thule venne a definire genericamente un imprecisato luogo mitico dell’estremo Nord avvolto di esoterico mistero: i Vichinghi inizialmente associarono il nome Thule alle Isole Fær Øer, a nord-ovest delle Shetland, ma, quando essi scoprirono quelle isole, attribuirono il nome Thule all’Islanda. Nel IX secolo le esplorazioni vichinghe portarono alla scoperta e alla colonizzazione dell’Islanda e il nome Thule venne allora riferito alla più lontana Groenlandia.

Nella prima metà del Novecento il grande esploratore groenlandese Knud Rasmussen guidò le cosiddette ”Spedizioni di Thule” intorno alla Groenlandia e fino alle coste settentrionali delle Isole artiche canadesi, giungendo anche ad approfondire la conoscenza delle comunità eschimesi che risiedevano nel nord del Canada e in Alaska. Proprio a partire dall’inizio del Novecento il mito dell’Ultima Thule virgiliana ispirò in Germania la creazione di una società segreta di stampo mistico ed esoterico. Si tratta della ”Thule Gesellschaft” (Società di Thule), fondata a Monaco nell’agosto del 1918 per opera del barone Rudolf von Sebottendorff: questa associazione propugnava una visione antisemitica della società e appoggiava i partiti tedeschi di estrema destra; i suoi simboli erano la svastica e il disco solare raggiante. A partire dalla fine degli anni Venti la società includeva tra i suoi membri anche Adolf Hitler, Rudolf Hess e Alfred Rosenberg, che si ispirarono alle teorie sostenute dalla ”Società di Thule” nella costruzione dell’ideologia nazionalsocialista.

TITOLO ARTICOLO ORIGINALE:”Il mistero di Thule”

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