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Quello di Adolf Hitler ormai non è un nome, è quasi un marchio satanico. I suoi parenti ancora in vita (non figli, ma aveva delle sorelle, che hanno avuto dei figli) restano il più possibile nell’anonimato, hanno ovviamente un cognome differente ed oggi probabilmente non c’è nessuno in Germania che usi questo nome. Quando si vuole indicare qualcosa di assolutamente negativo si indica lui o il nazismo. Eppure quanti sanno chi era veramente Adolf Hitler?

Hitler era un bambino maltrattato. Il padre Alois tutte le sere, uscito dal lavoro, si fermava in birreria con gli amici, ne usciva ubriaco e tornava a casa dove picchiava moglie e figli. E poichè Adolf cercava di tenergli testa, era quello che veniva più picchiato. La madre lo coccolava particolarmente per questo, ed Adolf la amò sempre. Quando morì, prima di compiere 50 anni, Adolf ne uscì distrutto. E per tutta la vita temette di morire per colpa delle malattie prima dei 50. Per questo si affidò ad un ciarlatano come il dottor Morrel, che gli somministrava calmanti ed eccitanti in quantità esagerata, finendo col rovinargli la salute e la psiche.

Hitler era molto fragile, psicologicamente. Nella sua vita non seppe mai affrontare veramente le difficoltà. Per esempio, quando passò dalle medie nel suo piccolo paesino ad un istituto tecnico nella città di Linz, una scuola impegnativa, fallì miseramente, al punto che si ritirò, pur dicendo in casa che ce l’aveva fatta. Venne bocciato all’Accademia di Belle Arti, per la bassa qualità artistica dei suoi disegni (anche se come architetto aveva stoffa; ma non poteva fare quella scuola perchè non aveva il diploma di istituto tecnico); la seconda volta non affrontò neanche le prove pratiche. E anche in campo sentimentale, fu un fallimento: si innamorò prima di una bellissima ragazza bionda, ma non ebbe mai il coraggio di dichiararsi. Poi si innamorò di Geli Raubal, la figlia di una cugina di secondo grado. Ma la sua possessività nei confronti della ragazza la spinse a suicidarsi con un colpo di pistola al cuore. Mentre il suo rapporto con Eva Braun non può definirsi certo di amore: era amato, quasi venerato, ma non l’amò mai veramente.

Hitler aveva un grande carisma. Questa è una delle cose di cui non si parla mai. Ma Hitler aveva un enorme carisma. Riuscì a convincere ed impressionare persone come Hermann Goering, eroe della Prima Guerra Mondiale, e Gustav Krupp, l’industriale numero 1 della Germania di quei tempi. Albert Speer, uno dei gerarchi nazisti (ottenne quel titolo per le sue qualità come architetto ed organizzatore della logistica), disse al processo di Norimberga che cercava di stare lontano il più possibile da Hitler, perchè non era capace di resistere al suo sguardo magnetico e avrebbe risposto di sì a qualsiasi sua richiesta. Questo carisma era unito ad una eccellente arte oratoria, che gli permetteva di controllare le masse. Certo, usava anche tecniche studiate a tavolino che gli permettevano di amplificare queste qualità, ma esse c’erano. E lo dimostra come lui entrò in politica. All’epoca era appena stato congedato dall’esercito e senza una prospettiva. Quindi accettò l’offerta dei servizi segreti di spiare un gruppetto politico di destra, il Partito dei Lavoratori Tedeschi. Una ventina di tizi che si riunivano in una birreria. Roba facile: Hitler andò alla birreria e stette lì ad ascoltare gli oratori. Non doveva fare altro.

Ma la seconda volta che andò lì, disobbedì agli ordini. Infatti, un oratore propose che la Baviera, cioè la provincia di Monaco dove Hitler viveva, dovesse staccarsi dalla Germania ed unirsi all’Austria. Per un nazionalista come Adolf, la cosa era inconcepibile. Così chiese di salire sul palco per replicare. La cosa era normale: in quegli incontri chiunque poteva prendere la parola. Se diceva cose apprezzate, la gente batteva i boccali di birra sul tavolo; se non erano apprezzate, tirava i boccali addosso all’oratore. Hitler non solo contestò l’oratore precedente, ma riuscì ad ottenere un diluvio di applausi dagli astanti. Tanto che il capo del partito gli dette degli opuscoletti e lo invitò a tornare. E la volta successiva c’erano un centinaio di persone, che volevano ascoltare “lui”. Parliamo di un periodo dove il “passaparola” era veramente un passaparola, non un po’ di SMS o di messaggi su Facebook. Quindi il risultato era eccezionale. E alcuni mesi dopo fu anche il primo a mettere i biglietti per vedere i suoi comizi: mezzo marco a testa.

Hitler era vegano. Pochi sanno questo. Mangiava quasi esclusivamente dei piatti di verdure. Non solo, ma poi si divertiva – quando organizzava dei pranzi o delle cene in cui serviva agli ospiti della carne – a raccontare tutte le fasi della macellazione, insistendo sui particolari truculenti. Spesso così gli ospiti rinunciavano a finire il loro pranzo. La dieta gli era stata consigliata perchè soffriva di flautulenza (o, per dirla con le parole di Daniele Luttazzi, “non solo era un dittatore sanguinario, ma anche scorreggione) e questo poteva aiutarlo. Era anche un salutista: niente fumo, niente alcool, niente droghe. Questo perchè era un ipocondriaco: anche da piccolo aveva una salute abbastanza malferma.

Ma Hitler non era pazzo. Questa è una accusa che è stata rivolta spesso, ma non è fondata. Certo, aveva numerosi problemi psicologici: come abbiamo detto era ipocondriaco, era un bambino maltrattato, era paranoico. Ma questi problemi erano poca roba. A modificare il carattere di Hitler fu il dottor Morrel. Il dittatore tedesco aveva una vita con orari disordinati: andava a dormire all’alba, e aveva bisogno di sonniferi. Si svegliava a mezzogiorno, grazie ad un cocktail a base di vitamine e stricnina creato da Morrel. Poi lavorava l’intera giornata: era Capo dello Stato, Capo del Governo, capo del Partito Nazista e dal 1941 in poi anche a capo dello Stato Maggiore delle Forze Armate. Quindi aveva numerosi compiti da svolgere. E anche se cercava di delegarne la maggior parte, alcune cose (come scrivere i discorsi che poi avrebbe letto) gli portavano via molto tempo. Poi in serata di solito organizzava riunioni di partito, che andavano avanti fino all’alba. Una vita così stressante, unito alle medicine prese, alla lunga gli hanno indebolito la mente. E quando la guerra ha incominciato a volgere al peggio, il cervello ha ceduto.

C’è una scena, tratta dal film “Gli ultimi giorni”, che spesso passa su Facebook in lingua originale con sottotitoli italiani adattati a diversi avvenimenti che sono accaduti (dalla sconfitta elettorale del 2013 di Berlusconi a Grillo alle partite della Juventus, ecc.). Si vede Hitler che sta tenendo una riunione davanti ai suoi generali, in una stanza del bunker di Berlino, in quelli che furono i suoi ultimi giorni di vita. Sta dando disposizioni affinchè le truppe intorno alla capitale tedesca attacchino i russi che hanno circondato la città. Uno dei generali gli fa notare che le truppe non sono in grado di contrattaccare e Hitler ha uno scoppio violento d’ira. Uno scoppio immotivato, se uno ragiona: i tedeschi avevano pochi carri armati, poca benzina e pochi uomini (si stima che in media una divisione tedesca, in quei giorni avesse dai 300 ai 500 uomini, mentre al completo ne doveva avere 10 mila). Come potevano affrontare un esercito 10 volte superiore come numero di divisioni e 100 volte come soldati? Ma ormai la sua mente era distrutta e il ragionamento non era esattamente il suo forte.

Hitler non ha mai compiuto un gesto violento. Può sembrare strano, ma è così. Dette ordine, sia pure a malincuore, di eliminare alcune persone, come per esempio il capo delle SA Ernst Rohm dopo la notte dei lunghi coltelli, ma fu una eccezione. E men che meno ha usato la violenza personalmente, se si esclude la violenza verbale. Non riuscì ad usare violenza neanche contro se stesso. Quando si suicidò con Eva Braun, entrò nello studio portando con sè due pistole. Ma dopo alcuni minuti coloro che entrarono, notarono che le due pistole non erano state usate: il dittatore aveva usato una pillola di cianuro. Persino Eva Braun aveva avuto il coraggio di tirare il grilletto; Hitler no.

Ed ora veniamo al punto centrale. Quando si parla di nazismo, non si può non parlare dei campi di concentramento e dei campi di sterminio. Cosa che viene collegata sempre e solo ad Hitler. In realtà è ampiamente dimostrato che il comportamento di Hitler era ambivalente verso gli ebrei. Li odiava perchè il padre violento era figlio di un ebreo, e aveva organizzato una fetta robusta della propria propaganda elettorale proprio sull’indicare gli ebrei come nemici. Ma poi aveva finanziato nascostamente i grandi magazzini degli ebrei durante il boicottaggio. Ed era grazie ad un ebreo, suo superiore in guerra, che aveva ottenuto le sue due medaglie nella Prima Guerra Mondiale: una croce di ferro di seconda classe e una croce di ferro di prima classe. Due onoreficenze molto rare per chi, come Adolf Hitler, faceva il portaordini. Ma i campi di concentramento nascono da una idea di Hermann Goering, quando era a capo della Polizia in Prussia, regione della Germania di allora. Quando cominciarono gli arresti in massa degli oppositori al nazismo, ci si rese conto che le carceri erano insufficienti a contenerli tutti. Così si decise di costruire il primo campo di concentramento a Dachau, vicino Berlino. Pochi sanno che nei campi di concentramento all’inizio c’erano solo detenuti politici. Quando venne deciso di usarlo per metterci dentro rom, omosessuali, ebrei e chiunque altro volessero i nazisti, Hitler si limitò ad alzare le spalle. Ma la decisione proveniva da Heinrich Himmler, capo delle SS. Questo vuol dire che Hitler non ha responsabilità? No, perchè lui poteva impedire la creazione dei campi di concentramento. Ha quindi una responsabilità omissiva: poteva intervenire e non l’ha fatto.

Ora, un invito a tutti voi. Rileggete quello che ho scritto e rispondete a questa domanda: quante di queste cose sono una novità per voi? Se ce n’è anche una, allora riflettete che non siete ben informati su un fatto che comunque è stato sviscerato in ogni sua forma, comprese quelle più assurde e incredibili (tipo Hitler che non si è suicidato, ma si è imbarcato in un sottomarino diretto in Argentina). E questo dimostra quanto è importante aumentare la propria conoscenza il più possibile.

TITOLO ORIGINALE ARTICOLO:”Hitler, il male personificato. Ma quanti conoscono la sua vita?

FONTE:http://www.julienews.it/notizia/editoriali/hitler-il-male-personificato-ma-quanti-conoscono-la-sua-vita/345637_editoriali_11.html

PUBBLICATO ANCHE SU http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2016/03/gli-aspetti-poco-conosciuti-della-vita.html

 

 

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