Di Massimo Serafini
Cosa ci fa una villa di un generale nazista nell’altopiano vulcanico? Viaggio a Jandia, terra canaria, donata dal dittatore Franco alla Germania di Hitler.

La piccola utilitaria fa molta fatica a risalire la stradina sterrata e piena di grosse buche, che dalla spiaggia raggiunge villa Winter. Humberto, l’amico colombiano,  è rimasto sulla spiaggia, insieme a molti dei partecipanti alla liberazione delle tartarughe, a scrutare  l’infrangersi delle onde, per vedere se qualcuna delle bestioline sia stata riportata a riva dalla forza dell’oceano. Più risalgo e più mi rendo conto del perché le guide turistiche consigliano, a chi vuole raggiungere la villa,  il “todotereno”, cioé un bel 4×4. Così, all’ennesimo fuori giri e conseguente ruggito del motore, mi rassegno e blocco la macchina nell’unico spiazzo che si incontra prima della rampa finale. È ormai prossimo il tramonto e i nostri occhi sono calamitati dalla palla di fuoco che sta immergendosi nell’oceano e provoca  sulle sue acque limpidissime una fantastica esplosione di colori.  La villa si avvicina e inevitabilmente veniamo assaliti da una domanda: che ci fa quella costruzione in questo deserto vulcanico? Si, che ci fa quell’unica casa incastonata fra una spiaggia chilometrica e montagne spettacolari che sembrano precipitarle addosso?  È difficile credere che fu la residenza estiva di un generale tedesco, Gustav Winter per l’appunto, come alcune guide tedesche raccontano. E’ molto più credibile la storia del vecchio Paco, incontrato alcuni giorni prima da “Mamma Mia”, il bar di due amici italiani a Porto del Rosario.

Ho ancora stampato nella mia mente l’inizio del suo racconto: «I figli di Winter possono inventare tutte le balle che vogliono e dire che la costruzione della villa fu cominciata dal padre nel 46, quindi a guerra finita, pensando così di dimostrarne l’estraneità con il nazismo. Non è così» continua accalorandosi, «perché c’è la testimonianza di uno dei pochi muratori sopravvissuti che sostiene che i lavori sono iniziati nel 40. Inoltre – precisa – è dal ‘37 che Winter gira per il sud di Fuerteventura. Nel ‘46 – afferma – sono cominciati i lavori per coprire e nascondere la costruzione originaria. Questa confusione – conclude – è studiata per ingarbugliare e negare che tutta la parte sud dell’isola, cioè la penisola di Jandia, fu trasformata in una gigantesca base militare tedesca». Paco è un fiume in piena e il suo racconto si arricchisce di date e riferimenti che lo rendono sempre più convincente: «Che Winter, o don Gustavo, come gli piaceva farsi chiamare, fosse un agente tedesco in Spagna non ci piove, visto che nel ‘37 firma un contratto per edificare tutta la penisola di Jandia (sud di Fuerteventura ndr), deportando di fatto i pochi abitanti che vivevano fra Cofete e l’intera punta. E poi, ditemi voi, se non era una spia nazista  perché nel ‘38 va a Berlino e incontra Canalis, capo della Abwer, l’intelligence tedesca? E ancora, riuscite a spiegarmi perché gli operai che lavoravano alla base, ogni sera erano obbligati a  lasciare il cantiere? Ed infine, conclude Paco, se  fosse stata solo una residenza estiva, perché due caccia tedeschi tenevano sempre i motori accesi, pronti a decollare per abbattere qualsiasi intruso?».

Attorno al tavolo del vecchio, attratti dal suo racconto, si sono raccolti quasi tutti gli avventori del bar. La sua esposizione va al punto decisivo: «Vedete – dice con solennità – per sciogliere la matassa in cui è aggrovigliata tutta la vicenda di villa Winter  bisogna individuare il filo che si dipana da Guernica e arriva fino alla playa di Cofete». Capisce, osservandoci, che  siamo sconcertati e quel legame non ci ha per nulla convinto. Cerco di pescare nella mia memoria il ricordo di Guernica e della guerra civile spagnola e mi compiaccio della facilità con cui rammento il mese e l’anno: è nell’Aprile 1937 che l’apocalisse nazista in sole tre ore e mezza rase al suolo la città basca, lasciando oltre tremila morti sotto le macerie. Continuo però a non capire il suo legame con Fuerteventura e Winter. L’unico collegamento che riesco a fare è fra Guernica e il genio e l’infinita capacità espressiva di Picasso che seppe rinchiudere tutto quell’orrore in un dipinto.

FONTE E ARTICOLO COMPLETO:http://www.terranews.it/news/2010/11/i-misteri-di-fuerteventura-l%E2%80%99oceano-e-il-gerarca-nazista

http://www.informarexresistere.fr/2010/11/05/i-misteri-di-fuerteventura-l%E2%80%99oceano-e-il-gerarca-nazista/

 

 

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1 commento »

  1. Francisco Franco “El Caudillo” era generale responsabile proprio delle Canarie da cui partì per la rivoluzione, Gustav Winter fu l’ingegnere messo a capo della concessione di sfruttamento di quel lembo di terra incolta che virtualmente apparteneva di diritto ai Marchesi di Lanzarote nel 1935, che non la curavano affatto. Per l’impegno bellico tedesco Franco acconsentì al III Reich, e in particolar modo all’associazione Forschungsgemeinschaft Deutsches Ahnenerbe, di prenderne possesso in modo legale, di installarvi una base e di eseguire studi sulle piramidi a gradoni canarie come sulla “montagna sacra” dei nativi Guanches, sterminati secoli prima dagli Spagnoli “conquistadores”.
    La base divenne un vecchio fortilizio in pietra degli antichi Spagnoli, che già stava lì a Jandia, che Villa Winter inglobò fino alle fondamenta, aumentando la cubatura sino alle dimensioni attuali e aggiungendo una torre cilidrica di avvistamento, essendo il posto più a Sud dell’arcipelago. La residenza completata si servì della popolazione locale delocalizzata e dei campi coltivati limitrofi per autosostenersi, ma le attrezzature pesanti includevano carrelli da miniera per una cava in grotta aperta alle spalle, sulle pendici montagnose. Non c’erano moli o punti di approdo per sommergibili ma li si riforniva ugualmente con barche e gommoni di notte grazie alla lunghissima spiaggia che ne garantiva una certa segretezza. Posto ideale per U-boote tipo VII oppure IX. Anche il personale poteva soggiornare riposandosi, curando i feriti e ricambiare cibo fresco, prigionieri ed equipaggio. Stessa cosa per la pista semipreparata di atterraggio che sta oltre le montagne, sulla costa dalla parte del faro di Jandia: poteva ospitare Ju-88 ma anche i transoceanici FW-200. Perciò alla fine della guerra è servita come ultima tappa logistica per destinazioni finali in Sudamerica e in Sudafrica in questi due modi, fino a che non è stata smantellata facendo saltare i tunnel e sparire le attrezzature sottoterra o al largo della costa.

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