Di Pierluigi Tombetti

Una dei più interessanti misteri legati al nazionalsocialismo è legato alla cosiddetta Lancia di Longino, alla cui forma si ispirarono Himmler e i suoi consiglieri per il progetto finale del complesso di Wewelsburg. Nel romanzoIL SETTIMO SEPOLCRO se ne parla e quindi è utile spendere qualche parola al riguardo.

La letteratura tradizionale religiosa afferma che la Lancia, chiamata anche Heilige Lanze (Sacra Lancia), Lancia del Destino, Lancia di Longino, Lancia di S. Maurizio e una miriade di altri nomi, fosse l’arma con la quale il centurione romano Gaio Cassio Longino trafisse il costato del Cristo sul palo di tortura. Esistono decine di variazioni sul tema e non avrebbe senso esaminarle tutte anche perché molte di esse sono deviazioni altomedievali che vengono pesantemente influenzate dalla necessità di nobilitare la propria città con una santa reliquia. Ricordando come in molte chiese d’Europa fossero conservate svariate teste o membra dello stesso santo, possiamo farci un’idea dell’attendibilità di tali leggende.
Tuttavia, qualcosa di vero deve esserci perché al museo Hofburg di Vienna è conservata una lancia che è passata di mano in mano almeno dall’VIII sec. fino ad oggi, da Carlo Magno fino ad Hitler, che la considerava fonte di potere sacro.

Si tratta di una lancia senza asta, formata da una lama con una zona vuota al centro a cui è stato saldamente legato un chiodo. Due piccoli foderi, di argento sotto e oro sopra, inguainano una porzione di essa. Lungo il chiodo ci sono due piccolissime croci di ottone e dietro ad esse, sempre sul gambo del chiodo, vi sono due piccole saldature, come se qualcosa di importante fosse stato ribattuto a forza, come un intarsio, all’interno del chiodo.
La storia di quest’arma merita davvero una piccola indagine, anche perché, come vedremo, in anni recenti è stato individuato all’interno di essa un vero e proprio mistero. E si tratta di un mistero terribilmente intrigante di cui accenno nel romanzo IL SETTIMO SEPOLCRO.

QUATTRO PASSI NELLA LEGGENDA

Tra le tante variazioni sul tema, possiamo identificare un filone principale nella storia della Sacra Lancia che cercheremo di riassumere e che sconfina varie volte nella leggenda. La storia della Heilige Lanze comincia con il supplizio di Gesù. Giovanni, che possiamo senz’altro considerare una fonte storica attendibile, racconta: <<Ma venuti da Gesù, poiché videro che era già morto, non gli ruppero le gambe. 34 E uno dei soldati gli forò il fianco con la lancia, e immediatamente ne uscì sangue e acqua. 35 E colui che [lo] ha visto ne ha reso testimonianza, e la sua testimonianza è vera, e quest’uomo sa di dire cose vere, affinché anche voi crediate>> (Giovanni 20: 33-35)
Matteo 27:49,50 è il racconto parallelo e conferma l’accaduto. Interessante il desiderio di Giovanni di essere creduto, si trattava in questo caso di una necessità di fede ma egli parlava a persone che avevano visto Gesù o che ne avevano sentito parlare da chi lo aveva ascoltato, per cui non era particolarmente difficile che gli si prestasse fiducia. Quindi un soldato gli trafisse effettivamente il costato da cui uscì sangue ed acqua.

Entriamo ora nella leggenda: la tradizione afferma che il soldato si chiamava Gaio Cassio Longino, un nome comune in ambiente latino, il quale comandava una centuria. Si dice che egli fosse quasi cieco e che il sangue di Gesù, colato dalla Lancia sui suoi occhi, gli avesse ridonato immediatamente la vista. C’è da chiedersi come facesse un centurione ad esercitare la sua funzione di comando vedendo poco o nulla; si tratta certamente di una storia con diversi punti deboli.
Ad ogni modo in fondo a molte leggende, specialmente quelle che si estendono così a lungo nel tempo, esiste un nocciolo di verità e quindi andiamo avanti; alcune fonti riportano che Longino studiò con gli apostoli e divenne monaco in Cappadocia.
È necessario notare che nel primo secolo non esisteva il monachesimo, perché era un insegnamento estraneo ai precetti di Gesù che invece aveva mandato i suoi nel mondo per predicare la buona notizia e la stragrande maggioranza dei suoi apostoli erano sposati con prole. Inoltre Gesù stesso era tutto fuorché un monaco, poiché prendeva l’iniziativa nell’avvicinare le persone e non aveva una sede fissa essendo in viaggio continuo. Non ci addentriamo su altri particolari riguardanti Longino perché sono pieni di inesattezze del genere e quindi scarsamente affidabili.
Ci interessa però notare che la Lancia secondo la leggenda, fu conservata come reliquia e passò di mano in mano tra i primi cristiani sino a giungere a Maurizio, comandante della legione tebana di stanza in Egitto. Non sarebbe strano trovare la lancia a tale distanza da Gerusalemme perché i primi cristiani avevano una vita piuttosto frenetica, soprattutto i missionari, come Paolo che erano costantemente in viaggio in tutto il bacino del Mediterraneo per rafforzare ed incoraggiare le congregazioni.
Maurizio comandava una legione formata esclusivamente di cristiani, cosa difficile, se non impossibile da credere nella sua interezza poiché dalle testimonianze patristiche sappiamo che nessun cristiano, almeno tra I e II sec. rimaneva nelle fila dell’esercito dopo aver accettato l’insegnamento di Gesù; ciò perché il servizio militare era contrario all’amore per il prossimo e ad una buona parte di insegnamenti del maestro di Nazareth 1.

Ad ogni modo nel III sec. ci si era allontanati parecchio dall’insegnamento iniziale del cristianesimo e qualcuno già serviva nell’esercito romano. Per comando di Massimiano, la legione tebana fu spostata in Gallia, più o meno nella Svizzera di oggi, per piegare la resistenza dei galli pagani. Lì giunto, Maurizio trovò un simbolo cristiano appeso al collo di un gallo ucciso e questo gli causò un grosso problema: avevano sterminato dei fratelli, barbari che avevano accettato da poco il cristianesimo. A questa vista, Maurizio cominciò a pensare di non essere dalla parte giusta della barricata, ma il problema si fece ancora più grosso quando arrivò Massimiano e richiese un sacrificio generale agli dei e a lui stesso come divus incarnato.
La legione intera si oppose a questo atto idolatrico e il generale romano comandò che uno alla volta fossero uccisi tutti quelli che non avrebbero compiuto il sacrificio. Anche qui v’è da chiedersi come mai la legione non avesse incontrato prima questo problema, visto che le celebrazioni in onore del divino imperatore erano uno dei caposaldi religiosi, anche nell’esercito romano. Ad ogni modo, Maurizio incoraggiò i suoi soldati e la sua forza d’animo nell’affrontare la prova per primo rafforzò i compagni che caddero volontariamente.
Sembra davvero poco credibile che Massimiano eliminasse l’unica forza difensiva che lo circondava, comunque, il coraggioso comportamento di Maurizio divenne la base del codice della cavalleria, anzi egli stesso fu considerato il primo cavaliere e come è risaputo la cavalleria è legata a molti aspetti misteriosi relativi ad una ricerca esoterica, dal Graal alla Sacra Lancia.

UNA STORIA COMPLESSA

Ma Maurizio lasciò un’altra traccia nella storia, che ci ricorda come molte tradizioni abbiano una base reale: la città di Saint Moritz, in Svizzera, sorge sul luogo tradizionalmente accettato del martirio e non può essere solo un caso che si chiami come il comandante della legione tebana.
Da allora la tradizione narra che la Heilige Lanze passò di mano in mano fino a giungere all’imperatore Costantino; sua madre Elena era una fervente cristiana con una devozione speciale verso gli oggetti relativi alla vita del Cristo sulla Terra. Durante i suoi viaggi in Terra Santa sembra che ella abbia portato un chiodo e vari frammenti di legno considerati schegge del palo di tortura di Cristo che fece installare nell’armatura del figlio per garantirne l’invincibilità. Alcuni pensano che un chiodo  fu inserito e bloccato anche all’interno della Lancia; effettivamente al Museo di Vienna c’è proprio un chiodo ben serrato tra le lame della lancia di Longino.
Da Costantino la reliquia di Longino passò a Teodosio, Alarico, Teodorico, Giustiniano e Carlo Martello. Infine se ne appropriò nel 774 D.C.Carlo Magno, fondatore del Sacro Romano Impero.

Nel 961 il vescovo Liutprando da Cremona scrive quella che rimane come la prima certificazione scritta considerata autentica 2 dell’esistenza della Heilige Lanze; Liutprando descrive nei particolari l’oggetto così come appare oggi, descrivendo anche le minuscole croci di ottone e gli inserti misteriosi all’interno del chiodo, di cui parleremo dopo. La sua cronaca sembra attendibile ed’ è accettata anche dagli specialisti curatori del museo di Vienna. Liutprando tuttavia afferma che la Lancia di Carlomagno sia la stessa di Costantino e che fu passata  negli anni seguenti agli eredi del re dei Franchi. Vedremo come almeno questa affermazione risulti falsa.
I successori di Carlo Magno, fedeli alla leggenda che chi possiede la Lancia diverrebbe invincibile, ne fecero una reliquia da esporre ai fedeli, riconoscendone il potere spirituale oltre che politico. All’inizio del XIII sec. un documento scritto di pugno dal papa menziona la Lancia ma solo durante il secolo successivo essa fu ufficialmente accettata dalla Chiesa come reliquia. Precedentemente aveva rappresentato per gli imperatori dell’età carolingia la più nobile insegna regale.
Da essi giunse durante il XIV sec. a Carlo IV, che fece delle attuali Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca il suo regno. Carlo era un fanatico collezionista di reliquie e si era convinto che alla fine dei tempi i santi sarebbero scesi sulla Terra nel luogo in cui esse erano conservate: a questo scopo fece costruire un piccolo castello a trentadue chilometri da Praga. Dietro l’altare, in una camera segreta, erano conservate varie reliquie, tra cui la Heilige Lanze, protette da imponenti mura spesse sei metri. È opinione di alcuni che sia stato proprio Carlo IV a realizzare il fodero d’oro; il Kunsthistorisches Museum afferma ufficialmente che fu sempre lui a far incidere l’iscrizione <<Lancia e chiodo del Signore>> sul fodero. Sulla punta della Lancia esisteva comunque già una incisione dedicata a S. Maurizio.

LA HEILIGE LANZE A NORIMBERGA

La Lancia di Longino esposta a Vienna

Dopo la morte di Carlo, la Lancia fu venduta nel 1424 ad una corporazione di facoltosi mercanti di Norimberga che compresero subito l’importanza, a fini prettamente economici, della reliquia: essa fu trasportata con un carretto del pesce per evitare furti  durante il trasporto e giunse a Norimberga dove fu presentata al vescovo locale.
Gli storici Volker Schier e Corine Schleif che hanno studiato approfonditamente la storia della Lancia 3 affermano che essa fu conservata, insieme ad altre reliquie, nella chiesa dello Spirito Santo, e chiusa in un pesante scrigno d’argento. 4
Normalmente lo scrigno, simile a un grosso baule, era appeso al soffitto nella Chiesa con un adeguato sistema di funi e veniva tenuto a mezz’aria, con un evidente effetto psicologico sulle persone: sotto di esso vi era una raffigurazione pittorica di angeli intenti a sostenere la Sacra Lancia di forte impatto emozionale. Sotto di esso, sul pavimento, dormivano due giovani del coro, a guardia del tesoro più importante della città.
La Heilige Lanze veniva mostrata al popolo solo una volta l’anno, in occasione della Festa della Sacra Lancia, istituita cento anni prima da Carlo IV, che si teneva due venerdì dopo la Pasqua. Venne costruita ad hoc una stanza adiacente alla chiesa in cui venivano esposte anche altre reliquie: un dente di Giovanni Battista, una scheggia della mangiatoia di Betlemme, un osso di S. Anna.

Il momento culminante della festa era naturalmente l’ostensione della lancia di Longino; il vescovo la mostrava da una finestra alle migliaia di pellegrini qui giunti da tutta la Germania, con grande felicità della corporazione di mercanti che aveva portato a Norimberga la reliquia. Molti facevano anche venti chilometri al giorno a piedi pur di giungere in tempo; se avessero guardato la Lancia almeno una volta nella vita, sarebbero stati certamente accolti in Paradiso, più o meno come girare sette volte intorno alla Kaaba della Mecca. Il giro di affari per la città era notevolissimo: la secolarizzazione della religione e i traffici e i guadagni di mercanti e cambiavalute legati a oggetti sacri, furono anch’essi tra le scintille che scatenarono l’ira dei riformisti poco più di un secolo dopo.
La Heilige Lanze causò una serie di curiosi effetti sul comportamento di pellegrini e nobili: moltissimi si premuravano di portare con sé specchi che tiravano fuori durante l’ostensione in una sorta di estasi collettiva. La credenza comune era che lo specchio acquisisse parte delle forza spirituale della reliquia e che potesse di conseguenza emanarla per un certo periodo di tempo e benedire la casa in cui veniva portato. Anche i membri più in vista della nobiltà si convinsero del potere della Lancia: molti vollero che con essa fossero toccati oggetti personali e armi, con un evidente scopo magico potentizzante derivato dal contatto del sangue di Cristo con suppellettili personali. 5 Addirittura ci furono personalità di rilievo che vollero immergere la Lancia nel loro proprio calice convinti che da quel momento in poi avrebbero bevuto acqua in grado di curare e dare vita eterna. Possiamo solo immaginare quale forza psichica ed emotiva si generasse da una tale cerimonia. Certamente queste ostensioni amplificarono l’aura di forza mistica che circondava la Lancia e contribuirono ad amplificarne la leggenda.
La Riforma reagì violentemente a queste forme di venerazione palesemente in contrasto con la norma biblica che vietava l’idolatria, e fece di tutto per cancellare il sistema che ruotava intorno allo scandalo delle reliquie; per questo la Lancia fu chiusa nel suo scrigno e dimenticata per tre secoli. Nel 1805 Napoleone volle aggiungere alle sue conquiste ciò che rimaneva del Sacro Romano Impero; gli abitanti di Norimberga tentarono di sottrarre la lancia alle grinfie del conquistatore e riuscirono fortunosamente a portarla a Vienna dove sarebbe rimasta fino al 1938.

LA LANCIA DI LONGINO E HITLER

Per continuare la storia della Heilige Lanze, all’atto dell’Anschluss, Hitler comandò di riportarla a Norimberga su un treno corazzato il 13 ottobre 1938: fece preparare una zona appropriata all’interno della Chiesa di S. Caterina  e vi pose a guardia un corpo scelto di SS.

La stragrande maggioranza degli autori che si sono occupati della Lancia, hanno affermato  che non avrebbe avuto alcun senso tutto questo disturbo se per il Fuehrer essa non avesse rappresentato un oggetto magico/archetipico eccezionalmente potente.

E’ effettivamente vero che Hitler fosse attratto da oggetti di potere legati alla magia o a forze oscure archetipiche. Ma il caso della Lancia di Longino è differente, perché questi autori si dimenticano di menzionare che essa fu portata a Norimberga insieme a tutto il tesoro regio degli Asburgo e che fu esposta insieme a questo nella Chiesa di S. Caterina insieme ai paramenti regali. Durante la mia visita al museo Hofburg di Vienna, ebbi modo di incontrarmi con il curatore della mostra dove è esposta la Lancia e mi mostrò l’unica fotografia al mondo che ritrae la Lancia esposta: cosa interessante, essa era esposta insieme ad altri oggetti, in una teca laterale, di minore importanza rispetto alla teca più grande e centrale, dove trovavano posto le vesti reali e gli scettri degli Asburgo. Questo ridimensiona immediatamente le teorie di autori avventati che raccontano di interessi morbosi di Hitler nei confronti della Lancia. Per lui era solo uno degli oggetti tradizionali del suo popolo e della sua tradizione storica.

Ad ogni modo, per tutta la guerra rimase nella nuova sede fino a che il 30 aprile 1945 gli alleati se ne impadronirono e la Lancia ritornò, a Vienna, al Kunsthistorisches Museum, con il resto del tesoro degli Asburgo.

 

Il Kunsthistorisches Museum a Vienna. Nella camera del tesoro del complesso museale dell’Hofburg è conservata la Heilige Lanze

 

INDAGINI SCIENTIFICHE SULLA HEILIGE LANZE

Diverso tempo fa furono prodotti alcuni documentari sulla Lancia e le riprese richiesero l’apertura della teca e nuove analisi: mi misi immediatamente in contatto con il dr. Franz Kirchweger, storico responsabile della Lancia di Longino al museo. Il dr. Kirchweger mi raccontò di come sia i vari stadi di preparazione del video, sia i risultati finali scontentarono completamente i tecnici del Kunsthistorisches che vi avevano preso parte.
In particolare il video delegava al dr. Robert Feather, un esperto di metalli, la piena capacità di trovare la soluzione al mistero della Lancia in una appassionante e quantomai suggestiva caccia alla verità corroborata da analisi scientifiche di prim’ordine. Comprensibile, trattandosi di un video che doveva poi essere venduto e ottenere un ritorno economico ed era effettivamente davvero ben fatto. Ma non reale. Il team di video maker aveva proposto al museo il dr. Feather (che aveva in precedenza scritto un testo su un rotolo di rame trovato a Qumran) e gli fu così permesso di svolgere alcuni test forensi non invasivi, limitati principalmente all’analisi al microscopio ottico. E null’altro.
Il dr. Kirchweger mi disse che il dr. Feather non aveva il necessario expertise per svolgere altri tipi di ricerca sulla Lancia; con una punta di amarezza mi confidò che egli aveva semplicemente attinto le sue teorie dalle guide del museo presentandole nel video come se fossero state sue personali scoperte. 6
In effetti nel documentario si vedeva Feather continuamente in giro per l’Europa a colloquio con i maggiori esperti e lo si seguiva mentre svolgeva anche analisi ai raggi X e con fluorescenza XRF. Kirchweger mi disse invece che a Feather non fu permesso null’altro che l’esame al tampone e al microscopio ottico; il personale che svolse le analisi XRF e le lastre X faceva parte di un laboratorio di cui si serviva spesso il museo: il dr. Feather  era presente mentre lo scienziato dr. Schreiner svolgeva i vari esperimenti per conto del museo. Era stato quindi solo il dr. Schreiner a condurre e svolgere tutti i test e aveva semplicemente permesso a Feather di mostrare i risultati nel video. Inoltre Feather fu intervistato da una rivista specializzata 7 e rilasciò una dichiarazione che mi suscitò non poca sorpresa per le novità delle affermazioni, a cui Kirchweger, da me di nuovo contattato a tal proposito, ribatté puntualmente. Riporto di seguito le affermazioni testuali dei due specialisti:
1) Feather: ci sono piccoli ovali sul chiodo di composizione chimica diversa dal chiodo.

– Kirchweger: per quanto riguarda i segmenti a mezzaluna (gli ovali), le nostre analisi  hanno mostrato che non c’è alcuna differenza dalla composizione chimica del chiodo.

2) Feather: a un ingrandimento di 14 X abbiamo scoperto quello che sembrava una semplice scalfittura e che invece sembra essere una deliberata incisione dalla forma simile a un pesce, il simbolo dei primi cristiani.

-Kirchweger: Feather non ha mai detto nulla di questi pesci incisi né a Vienna né nel documentario. Che senso avrebbe avuto disegnare un oggetto cristiano che si poteva osservare solo al microscopio ? Si tratta semplicemente di una interpretazione errata di graffi o scalfitture.

ANALISI FINALE

Il museo decise allora di cominciare una propria survey e in particolare di eseguire i test con i mezzi più moderni a disposizione. Le analisi condotte in maniera assolutamente scientifica dal personale specializzato del Kunsthistorisches Museum, sotto la guida del dr. Kirchweger, hanno ottenuto i seguenti dati che riporto esattamente come li ho ricevuti e confermano solo in parte i dati del documentario:
⦁ La Lancia risale all’VIII sec. Si tratta di una lancia carolingia con ali laterali che fanno parte di questo tipo di arma.
⦁ Il fodero dorato risale al XIV sec., aggiunto dall’imperatore Carlo IV (reg. 1346 – 1378)
⦁ Il fodero d’argento e i cordoni di legatura risalgono al tardo II sec.
⦁ L’iscrizione sul fodero d’argento nomina Enrico IV (reg.1056–1105) che come imperatore fu chiamato Enrico III (come si evince dall’incisione sul fodero)
In definitiva, le analisi del Museo non consentirono di datare il chiodo in maniera certa. Il dr. Kirchweger mi spiegò che il chiodo potrebbe tranquillamente non essere uno di quelli che trafisse Gesù; fu la tradizione ad assegnargli questo ruolo, e a partire, sembra, dall’XI sec.
L’opinione dello storico del museo era che se ci fosse davvero stato un chiodo risalente alla crocifissione, difficilmente sarebbe stato rimodellato e ribattuto fino ad essere intarsiato all’interno di un altro chiodo, vista l’importanza che le reliquie avevano nel medioevo.  Tra l’altro i due materiali (il ferro del chiodo e gli inserti ribattuti dentro di esso) a differenza di ciò che aveva affermato il dr. Feather, alle analisi del museo risultarono della medesima struttura chimica, non vi era differenza tra l’uno e gli altri.
– Sì – Mi disse – Potrebbe essere possibile, ma è solo una delle interpretazioni. Anche con le più accurate indagini non siamo stati in grado di dare corpo a questa teoria. Non abbiamo alcuna prova a sostegno. Non c’è prova che ciò che è stato fatto entrare a forza nel chiodo abbia una consistenza chimica diversa dal resto della Lancia. La conclusione delle ricerche è che i dati tecnici e chimici riguardanti il materiale ribattuto all’interno del chiodo non offrono possibilità di datazione certa. Esiste solo la prova di documenti molto tardi che parlano di chiodi santi o un chiodo santo all’interno della Lancia. La storia della Heilige Lanze era davvero troppo complessa per la troupe della BBC; a loro interessava soltanto far apparire Feather come il solutore dell’enigma della Lancia. Ad ogni modo, ci vorrà molto di più di ciò che hanno fatto loro e certi aspetti rimarranno oscuri per sempre.–

Riassumendo la questione, mentre i ricercatori della BBC avevano affermato che il chiodo sembrava simile a chiodi di crocifissione del I sec. e che quel qualcosa che era stato aggiunto al suo interno poteva essere parte dell’originale chiodo della croce, le analisi del Museo non consentivano di datarlo a questo periodo. 8 E sappiamo che le testimonianze scritte medievali sui chiodi santi sono inattendibili perché avrebbero potuto divinizzare un qualsiasi chiodo pur di ottenere una lucrosa reliquia che avrebbe reso sonanti monete in quantità.
Quello che però mi continuava a risuonare nelle orecchie era che nemmeno gli esperti del Kunsthistorisches poterono datare il chiodo o il materiale al suo interno. E quindi poteva anche essere uno dei chiodi originali, anche se sembrava abbastanza improbabile. inoltre, la mia visita al Museo degli Asburgo di Vienna evidenziò la presenza di numerose reliquie con chiodi della crocefissione pressoché identici a quello all’interno della Lancia.

Non abbiamo, per il momento, materiale scientifico che possa fare ulteriore luce sull’oggetto in questione e quindi dobbiamo fermarci qui. Un mistero che sembra esistere da duemila anni e che non smette di affascinarci. Potrebbe essere veramente la Lancia di Longino?
No, perché la lama risale al VII–VIII sec. D’altra parte altre presunte Lance di Longino sono conservate a Roma, a San Pietro sopra la statua di S. Longino, oltre che a Cracovia e in varie città europee e diventa davvero molto difficile trovare quella originale, se mai esiste.
Potrebbe tuttavia esserci qualcosa ribattuto all’interno del chiodo centrale? Sicuramente. Le due piccole croci di ottone mandano un messaggio piuttosto chiaro: dietro ad esse qualcuno ha voluto nascondere qualcosa di prezioso, qualcosa legato agli insegnamenti del cristianesimo. È vero la composizione, a detta degli esperti del Museo Hofburg,  è la stessa del chiodo. Ma se fossero entrambi parte della stessa fusione? Se il chiodo e i suoi inserti facessero veramente parte di quelli che trapassarono le mani e i piedi di Gesù?

Non c’è modo di appurarlo e mi sono sorpreso più di una volta a riflettere su un inquietante pensiero: e se veramente ci fosse un chiodo della crocifissione? Ma sono domande destinate a restare senza risposta. E siamo entrati ancora una volta nella Terra dell’Ombra.
C’è rimasto però un piccolo dettaglio da considerare: l’importanza della Lancia nel periodo del nazismo.

ASSENZA DI FONTI SICURE

Il primo problema riguarda l’inconsistenza delle notizie storiche che traiamo dai vari autori. A parte gli ottimi saggi di Kirchweger, Schier e Schleif che però si occupano di altre fasce storiche, della Heilige Lanze e del periodo hitleriano si sono occupati un certo numero di scrittori, la stragrande maggioranza dei quali hanno però sconfinato nella fantascienza: un esempio è lo scrittore Trevor Ravenscroft che ottiene risultati altalenanti,  continuamente in bilico tra realtà e fantasia. Il libro di Ravenscroft è certamente interessante ma ha un problema, e anche piuttosto grave: mescola dati storici reali con fantasie e chiaroveggenze varie, di cui non si può determinare in alcun modo la veridicità. Per questo motivo, si può certamente leggerlo ma facendo attenzione: molte delle informazioni presentate sono opera di fantasia e Ravenscroft le ha mescolate così bene con i fatti (probabilmente, era sinceramente convinto che le cosse fossero effettivamente andate così)  che alla fine non si capisce più quale sia la verità. Per ritrovare il filo di un discorso legato alla realtà, bisogna fare un passo indietro e perdere molto tempo per scremare le due parti, la fiction dalla realtà.

Ravenscroft asserisce che Hitler facesse uso di peyote per accrescere la propria sensibilità spirituale: non ci sono prove a sostegno e sinceramente non è mai stato trovato nulla a conferma di questa illazione. L’autore informa poi di rituali satanici e magici compiuti da Guido von List legati alla materializzazione di incubi e forze demoniche: List non compì mai cose del genere. La sua opera, perfettamente visionabile e anzi tradotta anche in Italiano, sull’onda della moda occultistica, riguarda principalmente lo studio della potenza esoterica delle rune. Inoltre l’autore parla con sicurezza della loggia del Vril di cui Haushofer avrebbe fatto parte, la cui esistenza stessa è impossibile da confermare.
Ci sono poi molte formazioni sulla via iniziatica e spiritualista (satanica) di Hitler, ma dove l’autore ha tratto tali informazioni?

Bastano queste brevi note per comprendere come sia effettivamente difficile ritenere storiche anche altre notizie che Ravencroft fornisce. Perciò è bene attenersi a ciò che già sappiamo senza intorbidare ulteriormente le acque.
Senza voler fare un eccessivo e inutile studio letterario sulla sua opera, ci serve capire che cosa è invece verità e qui le cose diventano enormemente più difficili; se è facile dire ciò che non è vero, è molto problematico scegliere alcune informazioni e prenderle per vere. Per cui, per le notizie che seguono il lettore userà discernimento e capirà che sono state inserite solo come curiosità e per completare la storia della Lancia, fermo restando una possibile manipolazione delle stesse. In altre parole ho scelto quelle che sembrano più vere ma non c’è modo di dimostrarlo in maniera assoluta con testimonianze incrociate o documenti.
Travenscroft afferma di aver visitato negli anni ’40 il dr. Walter Johannes Stein; egli era un ebreo che si era allontanato dalla Germania per entrare in Inghilterra nientemeno come consulente di Churchill. Stein aveva insegnato a Stoccarda in una scuola di matrice antroposofica, secondo le teorie di Rudolf Steiner. Aveva scritto in gioventù un opera letteraria in cui vedeva la battaglia tra cristianesimo e islam come una sorta di versione allegorica della lotta per il possesso di un oggetto di potere, la Heilige Lanze. Secondo Ravenscroft, il giovane studente Stein nel 1912 aveva scoperto un vecchio libro usato, il Parzifal, in una libreria esoterica, come tante ve ne erano, a Vienna. Sfogliando con interesse il libro, scoprì che il precedente proprietario lo aveva riempito di glosse e commentari che facevano riferimento ad un iter di prove verso il conseguimento di una superiore saggezza esoterica.

Si trattava di note piene di disprezzo per gli ebrei e contenenti principi di astrologia e ariosofia. Decise di chiedere al proprietario del negozio di chi fosse stato in precedenza il libro e gli fu fatto il nome di Adolf Hitler. Presto decise di incontrarlo e cominciò ad ascoltare le sue elucubrazioni razziste. Stein comprese che Hitler considerava la sacra Lancia un oggetto dotato di enorme potere e che l’avrebbe posseduta, prima o poi per poter così dominare il mondo.  Più volte, riferisce l’autore, Hitler era stato ad ammirarla nella sua gioventù, provando anche una sorta di esperienza mistica di fronte alla teca di cristallo contenente la Heilige Lanze.
Ad ogni modo nel 1938, all’indomani dell’Anschluss, Hitler  entrò personalmente a Vienna ed effettivamente, su questo non vi è dubbio, fece trasportare la Lancia del Destino su un treno corazzato fino a Norimberga, dove era stata conservata per secoli. A questo punto è opportuno considerare che la spianata di Norimberga era il centro essoterico del Reich, (il corrispondente pubblico dell’omphalos esoterico di Wewelsburg) dove Hitler otteneva lo stato di unione mistica con la sua Germania, durante le grandi cerimonie pubbliche. La scelta di Norimberga sembrerebbe quindi perfettamente adatta. Può darsi che nella sua allucinata ideologia Hitler vedesse effettivamente la Heilige Lanze come un oggetto potentizzante ed effettivamente sembra non esservi nulla che possa in qualche modo negarlo. Ravenscroft rivela comunque molti particolari del satanismo di Hitler che se in piccolissima parte potrebbero venire accolti, per il resto si direbbero farneticazioni di un occultista.
A Norimberga la Lancia fu conservata nella chiesa di S. Caterina per i successivi sei anni, finché, in pieno conflitto mondiale, fu portata in un rifugio per garantirne l’incolumità dagli attacchi aerei alleati. Tuttavia, alla resa di Berlino, il 30 aprile 1945 soldati americani entrarono nel rifugio; il tenente William Horn prese ufficialmente possesso della Lancia per conto del Governo degli Stati Uniti. 80 minuti dopo, Hitler, secondo gli annunci ufficiali successivi che sarebbero stati presto messi in dubbio dalle indagini, si uccideva nel Bunker. Solo il generale Patton, tipo curioso e con certi interessi esoterici, mostrò un discreto interesse nei confronti della Lancia, ma Eisenhower decise che sarebbe dovuta tornare al Museo Hofburg. E così fu.
In questo modo finiva l’avventura hitleriana con la Heilige Lanze e alcuni autori hanno ravvisato nella perdita della reliquia cristiana il giusto epilogo della storia di un criminale che aveva dato fuoco al mondo intero nella sua sete di potere.

LA HEILIGE LANZE E IL CASTELLO DI WEWELSBURG

Il castello di Wewelsburg, sede dell'Ordine SS, la cui pianta a forma di vettore orientata verso il Nord affascinò Himmler. Il piano costruttivo degli edifici adiacenti doveva seguire la forma della Lancia di Longino.

Per terminare questa breve disamina, nel romanzo IL SETTIMO SEPOLCRO si accenna alla costruzione del Castello sede della sezione SS Ahnenerbe (e del culto segreto SS nella cripta) e del piano finale a forma di Lancia di Longino.

Le seguenti fotografie forniscono una prova immediata della costruzione di Wewelsburg basata sulla forma della Lancia.

Un' immagine della Heilige Lanze

l piano costruttivo del castello di Wewelsburg a forma di Lancia di Longino

Il lettore potrà trovare tutti questi dettagli e molto di più nel mio saggio I Grandi Misteri del Nazismo – La lotta con l’ombra e, in parte, ne L’ENIGMA OCCULTO DI HITLER: IL TERZO REICH E  IL NUOVO ORDINE MONDIALE, a cui rimando.
(Nota per il lettore: nel romanzo mi sono preso una piccola licenza letteraria, aggiungendo una croce in più sulla Heilige Lanze, per far ritrovare ai protagonisti un ulteriore indizio.)
Tuttavia ritengo interessante mostrare come il piano di costruzione del complesso di Wewelsburg aveva come schema la Lancia.

 

Note
1. Arnold Toynbee per es. menziona Massimiliano martire (III sec.). Minacciato di morte da un proconsole romano per essersi rifiutato di arruolarsi nell’esercito, rispose: <<Non presterò servizio. Tu puoi farmi tagliar la testa, ma io non servirò il potere in questo mondo: dopo, servirò il mio Dio>>. Toynbee, Arnold, Storia e religione, trad. di L. Fenghi, Rizzoli, 1984, p. 115. Inoltre Tertulliano in De corona, XI, 2, trad. di F. Ruggiero, Mondadori, Milano, 1992 scrive <<Sarà mai lecito fare della spada il proprio mestiere, quando il Signore dichiara che perirà di spada chi di spada si sarà servito?>> E. W. Barnes, in The Rise of Christianity, 1947, p. 333 conferma:<<Un’attenta rassegna di tutte le informazioni disponibili mostra che, fino al tempo di Marco Aurelio [121-180 D.C.] nessun cristiano faceva il soldato; e nessun soldato, divenuto cristiano, rimaneva nell’esercito>> Più o meno lo stesso commento si ritrova in C. J. Cadoux, The Early Church and the World, 1955, pp. 275, 276: <<Si noterà che l’evidenza dell’esistenza di un solo soldato cristiano fra il 60 e il 165 A.D. è  minima; almeno fino al tempo di Marco Aurelio, nessun cristiano avrebbe fatto il soldato dopo il battesimo>>
2. Sant’Antonino da Piacenza nel 570 D.C. scrisse della sua visita a Gerusalemme dove poté ammirare una corona di spine e una Lancia di Longino, ma non è considerata una fonte attendibile. A Firenze, inoltre, nella Biblioteca Laurenziana è conservato un testo sacro datato circa al 586 d.C. in cui una miniatura dell’artista Rabulas ritrae un soldato romano che trafigge con una lancia il costato del Cristo. Sopra il soldato è dipinto il nome Longinus in lingua greca (Logginos). Questo testimonia che la leggenda era già diffusa cinque secoli dopo la morte di Gesù. Tra l’altro la leggenda di Artù e di Excalibur potrebbero legarsi molto bene alla Lancia di Longino. Vi sono comunque decine di versioni di storie che collegano la Lancia a Costantinopoli, a Gerusalemme e anche a Roma, Cracovia e Parigi, dove sarebbe stata portata durante la Rivoluzione francese. Ma è estremamente difficile districarsi tra verità e leggenda, per cui rimarremo solo sui dati che sono stati confermati come reali.
3. Volker Schier e Corine Schleif hanno pubblicato vari saggi a quattro mani sulla Lancia di Longino, tutti estremamente interessanti tra cui:Seeing and Singing, Touching and Tasting the Holy Lance: The Power and Politics of Embodied Religious Experiences in Nuremberg 1424-1524,  Die Heilige Lanze von Wagner bis zum World Wide Web, in: Kirchweger, Franz, Die Heilige Lanze, Kunsthistorisches Museum, Wien, in preparazione e atteso per il 2005, The Holy Lance as Subcultural Icon in the Late Twentieth Century, in: David Scott and Keyan Tomaselli, Cultural Icons, Copenhagen and Colorado Springs.
4. Lo scrigno si trova ora al Museo Nazionale Tedesco di Norimberga.
5. Lo stesso farà Hitler durante la cerimonia del Battesimo delle Bandiere: il contatto con la Blutfahne, la bandiera sporca del sangue dei primi martiri nazisti,  trasferiva la sua potenza magica agli stendardi che venivano messi a contatto con essa.
6. Disponibile anche in lingua italiana, in libreria: Kunsthistorisches Museum-Vienna, Tesoro sacro e profano. Guida illustrata (Guida alle collezioni del Kunsthistorisches Museum n.35), Salisburgo – Vienna 1992, p. 160-164.

FONTE:http://www.pierluigitombetti.com/mistero-lancia-longino-nel-castello-sede-delle-ss-naziste-celato-segreto-reliquia-preziosa-cristianita/

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