I MISTERI DI FRANCOIS GENOUD, IL BANCHIERE SVIZZERO NAZISTA MAI PENTITO CHE NEL DOPOGUERRA SOSTENNE DIVERSI MOVIMENTI ANTICOLONIALISTI, DALL’ALGERIA ALLA PALESTINA

Di Giampiero Martinotti

“E’ dappertutto, ha le ali del diavolo, è al tempo stesso sul tetto e in cantina, magari anche nel letto. Ogni volta che c’ è un complotto nel mondo, il banchiere Genoud è presente, come Fantomas, ed è lui che fa montare la maionese”. A tracciare questo rapido ritratto è l’ avvocato Jacques Vergès, uno che di complotti e di acque torbide se ne intende. Parole che forse sopravvalutano Francois Genoud, nazista mai pentito e ‘ banchiere nero’ di nazionalità elvetica, fedelissimo del Fuehrer e dei suoi eredi, amico del Fronte di liberazione nazionale algerino e dei terroristi palestinesi dell’ Fplp, legato a Carlos, faccendiere con le mani in pasta in molte vicende oscure e difensore di Klaus Barbie, il boia di Lione. Strano personaggio, raramente perseguito dalla giustizia, mai veramente disturbato dai suoi nemici. I servizi segreti di tutta Europa hanno spessi dossier sulle sue attività, ma nessuno ha mai voluto far luce sul serio sulla figura di Francois Genoud. La sua morte è sopraggiunta pochi mesi dopo l’ uscita di due biografie scritte da due giornalisti francesi, Karl Laske e Pierre Péan, che hanno cercato di carpire i misteri di questo nazista in servizio permanente ed effettivo per tutta la sua vita, cominciata a Losanna il 26 ottobre 1915. Per lui Hitler era “un grande del nostro tempo, un uomo tollerante”.

Era stato un rapido incontro con il Fuehrer, durante un ricevimento a Bonn nel 1932, a far diventare nazista il diciassettenne Francois. Da quel momento, il giovane svizzero diventa un avventuriero. Militante delle formazioni para-naziste elvetiche, viaggia molto, in Europa e in Medio Oriente. Prima della guerra conosce il Gran Muftì di Gerusalemme e diventa così un partigiano della causa palestinese. Genoud è un uomo spregiudicato, vive di intrallazzi, di traffici leciti e soprattutto illeciti. Le protezioni di cui gode gli consentono di viaggiare tranquillamante nell’ Europa occupata dalla Wehrmacht. Durante la guerra lavora per i servizi segreti tedeschi, ma non disdegna l’ idea di dare una mano a quelli del suo paese (un vizio di famiglia, visto che il padre aveva lavorato per i servizi francesi durante la Grande Guerra). I gerarchi nazisti sono i suoi idoli e il dottor Goebbels è per lui “un ottimo scrittore tedesco”.  Fedele al Terzo Reich, i primi anni del dopoguerra sono impiegati da Genoud per ritrovare i documenti di alcuni gerarchi. Acquista in Italia le lettere di Martin Bormann, poi pubblica il “testamento politico” del Fuehrer e ingaggia processi a destra e a manca per far riconoscere i diritti d’ autore agli eredi dei dignitari nazisti, da lui considerati gli unici “espropriati” della guerra. Senza mai rinnegare le sue idee, Genoud si ricicla e in Belgio gli viene perfino affidata la direzione delle opere di carità della Croce rossa. Genoud non si lega con i gruppuscoli neo-nazisti che nascono nel dopoguerra, li considera traditori del nazional-socialismo. Il suo entusiasmo si volge verso la causa araba (“sono sempre stato anticolonialista”, ha detto a Péan). Al Cairo diventa amico di Ben Bella e degli altri leader dell’ Fln algerino e per loro diventa banchiere, creando prima la Banca commerciale araba, in cui verrà sistemato il “tesoro” dell’ Fln, e poi la Banca popolare araba. Da quel momento, Genoud sarà conosciuto da tutti come banchiere. Coinvolto nelle lotte interne all’ Fln, viene fatto arrestare da Ben Bella, con il quale finirà per riconciliarsi. Con gli anni Settanta, il fedelissimo del Fuehrer s’ impegna al fianco del Fronte popolare di liberazione della Palestina di Georges Habbache e diventa amicissimo di Waddi Haddad, il capo delle “operazioni segrete”, cioè delle azioni terroristiche. Solo in un caso ha un ruolo attivo: recapita la rivendicazione del dirottamento di un aereo della Lufthansa, operazione che frutterà all’ Fplp un riscatto di cinque milioni di dollari. Sempre in quegli anni ha contatti regolari con Carlos, che ha visitato in carcere in Francia due anni fa. Quando c’ è da difendere un terrorista palestinese, Genoud è sempre presente. Ma si occupa anche dei vecchi gerarchi ancora in circolazione: partecipa finanziariamente alla difesa di e e nel 1985 convince Klaus Barbie a prendere come avvocato e, con cui aveva già collaborato in passato. Gli israeliani, tuttavia, non gli danno noie, lo lasciano fare. Malgrado le sue relazioni nelle acque torbide del terrorismo e dei servizi, Genoud non sarà mai infastidito da nessuno. Solo nel 1993, una bomba scoppia di fronte alla sua abitazione a Losanna, senza fare vittime. “Roba da dilettanti”, sarà il lapidario commento del banchiere nero.

FONTE E ARTICOLO COMPLETO:http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/06/02/morte-misteri-del-banchiere-nero.html

RIPRESO ANCHE SU http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2015/07/morte-e-misteri-di-francois-genoud-il.html

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