Il 23 luglio del 1942 Hitler emanò una direttiva denominata “Edelweiss” (“Stella alpina”): in essa dava ordine al gruppo di armate “A”, che aveva invaso la parte meridionale dell’Unione Sovietica, di iniziare l’avanzata verso il Caucaso per conquistare le raffinerie di Baku, in Azerbajdian. Approfittando dell’avanzata, un gruppo di fucilieri di montagna raggiunse il 21 agosto 1942 la cima dell’El’brus, il monte più alto del Caucaso (m. 5.629) e vi piantò la bandiera di guerra del Reich.

Tutto il mondo venne a sapere dell’impresa, ma Hitler si infuriò: cominciò a gridare che l’onore del suo esercito consisteva nel vincere i russi, e non nel salire sulle cime dei monti. I due ricercatori Louis Pauwels e Jacques Bergier raccontano l’avvenimento in modo un po’ diverso: “Tre alpinisti SS si.arrampicarono sulla cima dell’El’brus, montagna sacri ariani, cima magica detta setta degli Amici di Lucifero. Essi piantarono la bandiera con la svastica, benedicendo secondo il rito dell’Ordine Nero delle SS. La benedizione della bandiera sulla cima dell’El’brus doveva segnare l’inizio della nuova Era”. Giorgio Galli, nel suo li “nazismo magico”, in cui spiega quali fossero le radici esoteriche della dottrina nazista, riporta una pagina del diario di Albert Speer, architetto e strettissimo collaboratore di Hitler, che così riferisce l’episodio: “Anche un profano poteva capire che l’offensiva si era esaurita. Giunse la notizia che un reparto di truppe alpine tedesche aveva conquistato, piantandovi la bandiera di guerra germanica, la vetta dell’El’brus. Impresa inutile e certo di scarso rilievo, da giudicarsi soltanto come frutto dell’entusiasmo di un manipolo di scalatori. Ma mi è accaduto spesso di vedere Hitler furibondo; mai, però, come in quell’occasione. Strepitò per ore, come se tutti i suoi piani di battaglia fossero stati rovinati da quell’impresa. Ancora molti giorni dopo lo si sentiva lanciare maledizioni contro quegli ‘alpinisti pazzi’ che ‘meritavano la corte marziale’ . Quegli sciagurati, diceva, si lasciano trascinare dalle loro sciocche vanità e vanno alla conquista di una stupida montagna, nonostante che egli avesse ordinato che tutti gli sforzi fossero concentrati su Suchumi. Ecco una prova lampante di come si eseguivano i suoi ordini”. Perché Hitler si infuriò tanto? Perché quei soldati non avrebbero dovuto rendere omaggio all’El’brus, se quel monte aveva davvero un significato simbolico importante per i nazisti? Ma, soprattutto: perché proprio l’El’brus aveva questo significato simbolico? Alle prime due domande risponde Giorgio Galli, alla terza cercheremo di rispondere noi.
Una terra sacra
Scrive Galli, nello studio già citato: “l’episodio deve aver avuto un significato simbolico, il quale spiega l’atteggiamento di Hitler che sorprende Speer. Forse l’ordine era venuto da Himmler (il “Reichsfuhrer SS” , cioè il capo delle SS), forse la cerimonia non avrebbe dovuto avvenire in quel momento e in quel modo: sembra comunque che il Fùhrer le attribuisse un significato funesto e decisivo. Ed effettivamente fu l’ ultimo atto significativo prima della ritirata.
L’episodio si inquadra nella persistenza della cultura ‘occultista’ che accompagna il vertice del Terzo Reich nel declino. Altre tracce andrebbero approfondite”. Cercando di rispondere alla terza domanda abbiamo trovato una risposta, che, per quanto singolare, ci sembra degna di attenzione. Ci riferiamo alla tesi di uno studioso di nome Deni Baksan. Baksan è un giovane ricercatore ceceno di religione islamica che nel 1995, a Groznyj ha scritto un libro “Le tracce di Satana sui sentieri segreti della Storia” uscito solo nel 1998 con una tiratura limitatissima. Il libro scritto in russo e mai stato tradotto in nessuna lingua occidentale è praticamente sconosciuto anche al pubblico di lingua russa.
L’opera di Baksan abbraccia la storia umana dai primordi fino all’attualità del conflitto in Cecenia. Vorremmo riportare qui alcune riflessioni del cap.13 “Asgard sui monti del Caucaso”. L’autore, cercando di spiegare la deportazione forzata dei Ceceni e degli Ingusci ordinata da Stalin, riporta una leggenda cecena: Hitler sarebbe stato a conoscenza della storia segreta dei Ceceni e Stalin, informato di questo segreto, avrebbe ordinato l’immediata deportazione dei due popoli. Quale era questa storia segreta? Innanzitutto, Baksan ci illustra il senso della parola “Caucaso”. Questa parola in russo suona “Kavkaz”, in arabo “Qaf, “Qabh”, “Qabk”(la forma più moderna e completa è “Quqaz”). Questo termine deriva dalla radice semitica “qf”, che significa “fine”, “estremità”, “compimento”. Già per gli antichi navigatori fenici questo termine indicava l’estremo limite settentrionale delle terre abitate, ed il “Paese di Qaf” era per loro il luogo dove dimorava la divinità più antica, Baal-Qafon. Il “Paese di Qaf” è appunto il Caucaso. Gli Armeni diedero a questo nome la forma “Kafaz”.Anche i Persiani ritenevano che il “Paese di Qaf” fosse il limite estremo del mondo, anche se sapevano che al nord di esso c’erano altre terre. Una convenzione quale limite “mitico” e non geografico. Il Caucaso è anche il luogo da cui, secondo il Corano, partiranno prima del Giorno del Giudizio i terribili Yadzoudz e Madzoudz (i Gog e Magog della Bibbia) per sterminare l’Umanità. Tuttavia, il Caucaso non è legato solo alla fine dell’Umanità, ma anche all’inizio di quella stirpe il cui capostipite fu Noè. La Bibbia dice che l’Arca di Noè si fermò sull’Ararat, nel Caucaso. Con questo termine, probabilmente, non veniva indicato l’attuale Monte Ararat (situato in Turchia, ma sacro agli Armeni), ma tutta la regione comprendente il Caucaso e la zona fra Turchia, Siria, Iran e Iraq, detta “Urartu” nei testi cuneiformi. I Greci ritenevano che sul Caucaso fosse incatenato Prometeo, a cui un’aquila, per ordine di Zeus, gli divorava il fegato. E’ curioso notare che, secondo le leggende cecene, sul Caucaso era incatenato il grande “nart” Pch’armat, a cui il “Re di tutti gli Uccelli”, Idu, divorava il fegato.
Ciò conferma che il Caucaso è sacro nelle antiche tradizioni perché è il luogo dove è rinata l’Umanità dopo la catastrofe del Diluvio, e dove ha mosso i primi passi verso la civilizzazione (o la ricivilizzazione?) grazie al fuoco donatole da Prometeo, e dove inizieranno gli eventi che (secondo la tradizione islamica) faranno da preludio al Giorno del Giudizio. Baksan affema che: “La nostra fonte maggiormente a conoscenza di queste materie, Idrìs Shah, spiega, in relazione al simbolo ‘qaf, che ‘l’uso massonico e sufico di tale simbolo (legato al numero 33, cioè alla morte e rinascita) può essere ritenuto identico’. Non vorremmo ripetere pericolose bestemmie ma l’enciclopedista del sufismo Idris Shah vede in questa parola… il centesimo Nome di Allah, il Suo Nome Segreto”. Inoltre, per la tradizione islamica, la “Montagna Qaf” è anche la “Montagna dei Santi”che si innalza sul Centro del Mondo. Del resto, già nell’antichità il Caucaso veniva ritenuto da alcune credenze l’Asse del Mondo, il limite geografico e mistico fra il Nord e il Sud e fra l’Europa (Ovest) e l’Asia (Est).
La popolazione caucasica
Che significato hanno avuto tutte queste tradizioni per il nazismo e per Hitler? E non è strano collegare Hitler a tradizioni lontanissime dalla Germania, fra cui quella islamica? In primo luogo, tutte le varie credenze, religioni e filosofie dei popoli antichi sosterrebbero un’unica verità, sia pure sotto diverse forme: dovrebbe, dunque, essere possibile riunire queste svariate idee in un unico corpo, denominato “Tradizione”, e sarebbe lecito appellarsi indistintamente a ciascuna di queste correnti di pensiero. In secondo luogo, nella cerchia frequentata da Hitler prima della sua presa del potere, l’Islam era apprezzato. Lo apprezzava Hess, che era nato ad Alessandria d’Egitto. Sebottendorf, il fondatore della “Thule-Gesellschaft” (Società Thule), era vissuto in Turchia, era diventato cittadino turco, e si era fatto iniziare alla tradizione islamica della confraternita sufica “Bektashiyyah”, sincretistica e molto vicina alla setta sciita degli Halawiti siriani. È interessante notare che la confraternita “Bekta­shiyyah”, annoverava fra i suoi membri quasi tutti i “Giannizzeri”, i famosi soldati turchi, il che le conferiva un carattere specificatamente militare.
Stabilito questo, possiamo tornare di nuovo al testo di Baksan, che ci aiuta a leggere gli avvenimenti nella prospettiva in cui li lessero alcuni protagonisti della Seconda Guerra Mondiale, dandoci anche un avvertimento metodologico: “// lettore si deve ormai abituare al fatto che i segni e i simboli esoterici, avendo dei significati ‘a più piani’, molto spesso denotano reali avvenimenti storici o riflettono in sé quegli eventi che sono già avvenuti nel passato. […] Il simbolo ‘Qaf, ovvero il simbolo esoterico del Caucaso, nella scienza segreta viene usato come un confine sul quale si incontrano le forze buone e malvagie, divine e sataniche sul nostro pianeta. […] Non vogliamo concordare con questa spiegazione o confutarla: constatiamo che è così che l’esoterismo definisce il ruolo del Caucaso”. Per ricapitolare, possiamo dire che, per alcune correnti esoteriche, a cui si è ispirato anche il nazismo, il Caucaso è il punto geografico e mistico di inizio e di fine dell’attuale umanità, il luogo di incontro e scontro delle forze positive e negative, l’Asse del Mondo. Come si applicano queste idee ai Tedeschi?
Fu probabilmente per questo che Hitler si infuriò. La conquista dell’El’brus rappresentava l’avvicinarsi della Battaglia Finale. Un’ulteriore risposta si trova negli studi del grande antropologo tedesco Johann Friedrich Blii-menbach (1752-1840), che per primo definì la razza bianca, o ariana, o indoeuropea, come “caucasico” (termine che si è conservato anche in America: nei formulari statunitensi dove bisogna indicare l’appartenenza etnica, il tipo bianco è indicato come “Caucasian”). Il termine di “razza caucasico” fu utilizzato anche dalla scienza russa e poi sovietica, fino a che, negli anni ’20, fu sostituito dal termine “razza europeoide”. Ma a metà degli anni ’50, dopo la morte di Stalin (avvenuta nel 1953), gli studiosi georgiani A. N. Natisvili e M. G. Abduselisvili introdussero di nuovo un termine simile: “tipo caucasiionico”‘. Secondo questi studiosi, nel Caucaso si distinguono quattro tipi umani: quello pontico, quello caspico, quello iberico e quello caucasionico. Gli unici rappresentanti del tipo caucasionico rimasti allo stato puro sono i Ceceni, come è indicato anche nell’antica opera storica georgiana “Kartlis Cchovreba”, in cui il mitico “Caucaso” è detto antenato dei Ceceni. Gli studiosi V. P. Alekseev e V. I. Abaev hanno confermato quest’idea. Comunque, anche quando il termine “caucasionico” non era in uso, i ricercatori avevano rivolto la loro attenzione a questo tipo antropologico, notando che i suoi rappresentanti erano persone alte, coi capelli, gli occhi e la pelle di colore chiaro, e con la corporatura robusta. Il linguista N. Ja Marr, già negli anni ’20, aveva concluso che questi popoli (cui aveva dato il nome di ‘jafetici’) parlavano le lingue più antiche del pianeta. Che tipo di popolazione era quella “caucasionica”? Lo studio della lingua armena, di ceppo indoeuropeo, mostra che essa ha accolto delle parole di un ceppo diverso, e precisamente hurrito-urartico. Ora, V. P. Alekseev ha notato che gli Hurriti sono gli antenati linguistici dei Ceceni. A. P. Novosel’cev ha scritto: “La lingua uranica (come anche quella hurrita) apparteneva ad una particolare famiglia linguistica, a cui più vicine fra tutte sono alcune lingue del Caucaso settentrionale (la lingua cecena e la lingua ingusda)”. Ma c’è di più: lo studioso B. Brent’es ha notato che i nomi delle città sumere sono quasi tutti ‘non sumeri’, cioè pre­sumeri. Questo vuoi dire che, nonostante si ritenga comunemente che la civiltà sumerica sìa la più antica del pianeta, qualcuno ha preceduto i Sumeri in Mesopotamia. Ebbene, Brent’es ha determinato che questi termini presumeri sono Hurriti, cioè appartenenti a quella lingua che ha dato origine alle lingue cecena e ìnguscia.
E qui Baksan ci fornisce un interessante particolare: i Ceceni non si autodefìniscono Ceceni, bensì “Naèhi” (leggi “Nazi”), termine che deriva dalla parola “nac” che significa “gente”. Ora, il nome di Noè in arabo è“Nuch”. In Turchia e nel Caucaso ci sono vari luoghi denominati “Nachcevan” “Nachicevan” (che è una parte della Repubblica dell’Azerbajdzan). Esistono termini paleoiranici e paleoarmeni correlati all’idea di“gente” “popolazione” in cui compare la radice “Mach”. Il nome egiziano dell’antico impero hurrita di Mitanni era “Naharin”. Ancora nel medioevo un principato dell’antico regno armeno si chiamava “nate” (pronuncia Naze). Insomma, nel Caucaso vivrebbero i popoli più arcaici, i più antichi rappresentanti della razza bianca discesi da Jafet, figlio di Noè.
Sangue puro
Ma abbiamo visto che i Ceceni non sono Indoeuropei: perché Hitler doveva interessarsi tanto al luogo dove abitavano, se essi non erano “Ariani puri”? La spiegazione ci viene data da German Rauschning, uomo politico tedesco che, fedelissimo di Hitler, era stato nominato Presidente del Senato della Città Libera di Danzica nel 1932, ma che nel 1938 aveva rotto bruscamente con il Fùhrer e si era rifugiato in Francia. Qui scrisse vari libri in cui svelava la vera, orribile natura del nazismo: il più famoso fu il libro “Hitler mi ha detto...”. Il volume fece sensazione, ma non fu compreso a fondo. In esso Rauschning svelava che la vera idea di Hitler era quella di fondare una religione del “Sangue Puro”, il cui dio sarebbe stato il vecchio dio germanico-scandinavo Odino/Wotan, e la cui ideologia sarebbe stata custodita e applicata da un’aristocrazia guerriera le famigerate SS. Ora, Rauschning ci spiega che queste nefaste idee dovevano essere attuate da un certo Richard Walter Darre. Chi era costui? Agronomo, Darre era stato incaricato di fondare un’associazione di produttori agricoli nel 1933. In seguito, Hitler lo aveva nominato “Reichsbauenfùhrer” (ovvero “Dirigente imperiale dell’agricoltura”) “Reichsernerungsministr” (“Dirìgente imperiale agli approvvigionamenti”}, ma lo aveva fatto anche diventare “Gruppenfuhrer SS” (generale luogotenente delle SS), ed in questa veste Darre divenne il capo della “Direzione Centrale delle SS per i problemi della razza e dell’emigrazione”. Egli scrisse anche molti libri sulla dottrina della razza, sul marxismo e sull’agricoltura. Ma cosa aveva a che fare un agronomo con la razza? Darre doveva selezionare la nuova razza pura usando i sistemi che si usano in agricoltura e in biologia per la selezione delle piante e degli animali, e, con l’approvazione di Himmler, cominciò a raccogliere una cartoteca con i dati biologici ed ereditati dell’aristocrazia nazista, a cominciare dalle SS. Darre disse a Rauschning: “Qui nasce la nuova aristocrazia. Raccogliamo il sangue migliore. Certamente, è ben difficile che riusciamo a purificare il sangue di tutto il popolo tedesco. Ma la nuova aristocrazia germanica sarà di razza pura nel senso letterale della parola” . Abbiamo notato che Darre riteneva difficile far sì che tutti i tedeschi divenissero Ariani puri. Ma che caratteristiche dovevano avere questi famosi Ariani puri? La risposta ci viene data da Hitler stesso: gli Ariani puri dovevano essere i portatori del “carattere nordico”. Nel definire questo “carattere nordico”, Hitler usò i seguenti termini: “In tutte le nazioni, anche in quelle più antiche e solidamente organizzate, si svolgono processi di decadenza e ridistribuzione. La parte attiva della nazione, nordica, pronta alla lotta, si solleverà di nuovo e diventerà l’elemento che dominerà questi spregevoli commercianti e pacifisti, que­sti puritani e faccendoni”. Questa parte “nordica” della nazione poteva essere tale solo in virtù del sangue, perché il nazismo legava i caratteri morali a quelli biologici. Il tipo perfetto dell’uomo “nordico” poteva essere solo il suo dio: Odino.
Odino in Asia Minore
Le antiche cronache germaniche narrano che “Sigge”, capo della tribù asiatica degli Azer, nel sec. I d.C. aveva condotto la sua gente dalle rive del Mar Caspio fino al nord dell’Europa. Dopo essere giunto dal Mar Caspio al Mar Nero, da lì si era recato in Russia, dove aveva lasciato uno dei suoi figli quale governante; in seguito aveva fatto lo stesso in Sassonia e in Franconia (parte nord dell’attuale Baviera). Poi era passato in Danimarca, la quale aveva accolto come governante il suo quinto figlio, Skold, e da lì in Svezia, dove un certo Hilf lo aveva ricevuto con grandi onori. Sigge si fermò a reggere la Svezia, e proclamò sua capitale Sigtuna. Poi emise un codice di leggi, fondò i suoi misteri, assunse il nome di Odino e organizzò un gruppo di dodici sacerdoti, detti “Drottar” (che Himmler replicò a Wewelsburg), che celebravano cerimonie segrete. Se il “Paese di Azer” era fra il Mar Caspio ed il Mar Nero, vuoi dire che era nel Caucaso. È proprio questo territorio che, nella saga islandese “Edda” diventa “Asgard”, cioè la “Città degli Dèi”, situata sulle montagne meridionali “al di là del Don”. Per essere più esatti, “Asgard” vuoi dire “Giardino degli Asi” . Nella mitologia germanico-scandinava, gli “Asi” sono gli dei buoni, opposti ai “Vasi”, i malvagi, che furono spodestati dagli Asi guidati da Odino. Da Asgard, nel Caucaso, gli Asi erano emigrati in Germania e in Scandinavia: dunque nel Caucaso si trovava il mitico giardino da cui si era diffusa la “nordica” razza ariana, che si identificava a livello di sangue coi propri antenati divinizzati. Ora cominciamo a capire cosa Hitler cercasse veramente sul Caucaso, oltre al petrolio per le sue armate! Ora comincia a chiarirsi il motivo di una incomprensibile impresa alpinistica in tempo di guerra! Era fondata l’idea di Hitler di cercare la terra d’origine della razza ariana e patria dell’archetipo Wotan/Odino? Non è un mistero che, prima delle grandi invasioni barbariche che fecero crollare l’Impero Romano, i Visigoti e gli Ostrogoti (due gruppi del popolo dei Goti) siano vissuti in Ucraina e Russia meridionale, tant’è vero che in Crimea si conservò sino al XVI secolo la lingua Crimeo-Gotica, derivante dal dialetto ostrogoto. Secondo i risultati della scienza storica ufficiale, i Goti erano arrivati in Ucraina e Russia meridionale dalla foce della Vistola, dove si erano stabiliti all’inizio dell’era cristiana. Ma da quale luogo erano giunti alle foci della Vistola? Non esiste una risposta univoca a questa domanda, ma l’autore medioevale Saxo Grammaticus e le saghe irlandesi ed islandesi indicano proprio nel Caucaso la patria primigenia dei Vichinghi e dei popoli germanici. Appunto per ritrovare le tra­ce perdute dell’eredità ariana, Darre aveva fondato, già nel 1933, la “Ahnenerbe” (letteralmente: “Eredità degli antenati”), un gruppo incaricato di cercare e studiare i reperti della “razza nordica indogermanica”. Ma gli abitanti del “Paese di Azer” erano proprio indeuropei? Forse non nel senso che diamo noi oggi a questo termine. La radice “As” non è indoeuropea, e nelle lingue germaniche non vuoi dire nulla : però in ceceno “Asar” significa “ispirazione divina”, ed in antico germanico il termine che indica l’intelletto e l’ispirazione è “Woda”, relazionabile proprio al dio “Wotan/Odino” (interessante notare che “Asar” è anche il nome che gli egizi davano ad Osiride, il loro corrispondente di Odino N.d.R.). Ecco il significato del nuovo nome dato al dio “Sigge”. Ma anche il nome“Sigge” deriverebbe dall’unione di due parole cecene: “zie” (“indagare”, “cercare”) “ga” (“vedere”). In tutti e due i casi, il nome di Sigge/Odino corrisponde alle qualità che gli venivano attribuite: mago, stregone e grande guerriero. Ma Hitler riteneva ugualmente i Ceceni indoeuropei, esprimendosi così: “Là, in Oriente, si è conservato un resto dell’antica germanizzazione del Caucaso settentrionale. I Ceceni sono una tribù ariana”. Hitler lo credeva perché lo storico J. Karst, nel 1931, aveva scritto che i Ceceni erano un ramo della “grande tribù iperborico-paleoasiatica”, che aveva occupato gli spazi dal Turan [Asia centrale e Turkestan cinese] fino a Canaan attraverso la Mesopotamia settentrionale. Dall’altra, perché per Hitler il tipo “ariano-nordico” e quello “ebraico” erano sì tipi biologici, ma, ancora di più, tipi filosofici e religiosi . Questa credenza irrazionale in miti di tipo magico ebbe precise conseguenze sulla conduzione della guerra da parte di Hitler, influenzandone le scelte in modo ingiustificabile. Scrive Baksan: “Le due più alte vette del Caucaso – l’El’brus e il Kazbek -furono proclamate montagne sacre agli Ariani […]. Il ritorno alla terra sacra del Caucaso divenne per i Tedeschi un atto di enorme significato simbolico, ed i Ceceni vennero ritenuti non solo custodi di questa terra sacra, ma anche portatori del sangue ariano primordiale. […] La fede nell’Asgard del Caucaso si rivelò fatale [per Hitler]. Dopo il raggiungimento di una delle due vette di Asgard, l’El brus, Hitler scagliò le sue truppe contro Stalingrado, senza vestiti pesanti, senza lubrificante invernale, senza i dovuti rifornimenti e le dovute riserve. Come finì quest’attacco, lo sanno tutti”. Venuto a conoscenza della sconfitta subita dal feldmaresciallo von Paulus a Stalingrado, Gobbels scrisse: “Cercate di capire! E’ l’Idea stessa, il concetto stesso dell’Universo che viene sconfitto. Le forze spirituali saranno sbaragliate e si avvicina il momento del Giudizio Universale”. In effetti, il 2 febbraio 1943 il giudizio sul nazismo era stato già emesso senza appello. E Asgard? Sono state trovate nella regione del Caucaso tracce archeologiche dell’antica presenza dei popoli germanici in quel territorio? Fino ad ora, no, sebbene poco prima di morire l’esploratore norvegese, Thor Heyerdahl ha lavorato sulla stessa convinzione di Hitler. Con l’archeologo russo Sergei Lukyashko, Heyerdahl ha trovato nei pressi del Mar Nero, proprio grazie alla saga dell’ “Edda”, insediamenti antichi che egli attribuiva ai precursori dei vichinghi nordici. Il suo scopo dichiarato era proprio quello di trovare la patria di Odino/Wotan. La sua scomparsa e gli eventi bellici in corso in quella zona renderanno difficili, al momento, ricerche esaurienti.
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