L’ALTRO NAZISMO: TRA ECOLOGISMO,SALUTISMO,NUDISMO,MAGIA ED ESOTERISMO

Di Rino Cammilleri

Tonnellate e tonnellate di carta stampata, biografie, diari veri e falsi, rivelazioni e controrivelazioni, film (anche porno-sado-maso), fumetti, fascicoli settimanali, pièces teatrali sono stati profusi sull’argomento, e tutto con un unico scopo: demonizzare.

Intendiamoci: terrificante realtà fu il nazismo, ma il demonio, brutto per quanto sia, ha pur sempre un suo fascino e l’esperienza insegna che a furia di parlar male di qualcuno si può ottenere l’effetto opposto, cioè far sorgere prima la curiosità e poi l’interesse. È come dire ai bambini di non toccare la presa di corrente e poi accorgersi che malgrado tutte le nostre raccomandazioni stanno lì come ammaliati, cercando di infilarci le dita. Il sistema migliore rimane quello di mostrare serenamente di che si tratta (e poi comprare un tappo).
Non sarà infatti sfuggito come certi movimenti giovanili spontanei (punk, skinhead) usino simboli nazisti per testimoniare la loro volontà di essere «contro» — per non parlare del neonazismo tedesco che riesce anche a raccogliere preoccupanti consensi.
Nel film The Wall dei Pink Floyd è acerbamente descritto — visto da «dentro» — come in molti giovani disadattati possa nascere una volontà distruttiva contro il «sistema», inteso come fonte unica di ogni insoddisfazione: il modo più conseguente di andargli contro è sposare la causa del dichiarato suo peggior nemico.
Da quel tipo di avversione al «sistema» alla simpatia per il nazismo, il passo è breve; anche perché quel che spesso affascina del nazismo sono le rapide soluzioni «igieniche» e il semplicistico manicheismo. È da ritenersi che gli stretti legami tra il mondo del rock «duro» e il satanismo abbiano la stessa spiegazione.
Il libro di Galli
 
II relativamente recente — e notevolmente interessante — libro di Giorgio Galli Hitler e il nazismo magico(Rizzoli, Milano 1989), potrebbe essere guardato anche alla luce di quanto detto, anche se l’autore tratta l’argomento con la serenità dello studioso, evitando di abbandonarsi a dichiarazioni di fede politica e a declamazioni di principio inopportune in un’opera storica rigorosa.
Tuttavia, come fece notare lo studioso di destra Marco Tarchi in un dibattito con l’autore svoltasi presso l’Accademia Nazionale dell’Ussero a Pisa poco dopo la pubblicazione, la tesi di fondo del libro (cioè che tutto il nazismo sia stato un fenomeno da leggersi in chiave esoterica, perché questa era l’intenzione dei suoi fondatori e dei suoi uomini di punta) può provocare in molti giovani, approdati a una certa destra per un fenomeno di rifiuto, una simpatia per il nazismo tanto più dannosa perché fondata anche — e ovviamente non solo — sull’irrazionale.
Giustamente, dal suo punto di vista, il Galli replicò in quell’occasione che lo storico «laico» non scriverebbe più niente se dovesse curarsi delle conseguenze che certe sue ricerche potrebbero avere su alcune minoranze esaltate.
Il numero sette
 
Ma è proprio vero che il nazismo fu «magico»?
Che Hitler e i suoi consultassero astrologi è cosa risaputa, così come è noto che qualche pezzo grosso del nazismo si considerava la reincarnazione di grandi personaggi del passato. La svastica tibetana, le teorie sulla terra cava, la stessa ossessione ariana avevano senz’altro questa valenza.
Qualcuno (e per l’esattezza Rosemberg, un nazista della prima ora) aveva addirittura teorizzato un Ordine nazionalsocialista, da fondare dopo la vittoria finale, con Hitler come gran maestro e le SS come cavalieri. L’idea fu lanciata proprio a Marienburg, l’antica sede dei Cavalieri teutonici, e provocò il decreto del 15 settembre 1935 che divise i tedeschi in due ranghi: Reichsbürger Bürger semplici. Solo i primi avevano diritti politici. Non solo, ma forse da questo punto di vista possiamo qui aggiungere qualcosa che è sfuggito al Galli e cioè l’ossessione del Fuhrer per il numero sette, «magico» per eccellenza.
Hitler, quando militava come caporale nella prima guerra mondiale, venne ferito il 7 ottobre 1916 e fu ricoverato nell’ospedale di Beelitz, non lontano da Berlino. Qui vide il disfattismo degli imboscati e potè assistere agli scioperi nelle fabbriche di munizioni, organizzati dalle quinte colonne avversarie.
Secondo le sue stesse parole, fu in quella circostanza che la sua vocazione politica prese corpo. A ciò va aggiunto che il suo capitano (Rohm, che poi divenne uno degli uomini di punta delle SA e fu in seguito eliminato nella notte dei «lunghi coltelli»), evidentemente in obbedienza a ordini superiori, gli aveva affidato una missione un po’ particolare: infiltrarsi in quella nuova associazione politica di cui tanto si parlava a Monaco.
Era un gruppetto fondato proprio il 7 marzo 1918 dal fabbro Drexler e si chiamava «Comitato indipendente di operai a favore di una pace onesta». Perduta la guerra, prenderà il nome di Partito operaio tedesco (e più tardi nazionalsocialista). Il caporale Hitler esegue e riferisce: niente paura, sono pacifisti ma anticomunisti.
Ma qui cominciano i misteri. Hitler ottenne la tessera numero sette (ancora il sette). Ma se l’associazione aveva già quell’importanza che Rohm le dava, come mai la tessera numero sette era ancora disponibile? E se invece si trattava di un gruppo di sole sei persone del quale Hitler avrebbe occupato il settimo posto, perché mai questo partito sarebbe stato tanto notorio e importante da richiedere una missione così riservata e l’infiltrazione?
Indagare tuttavia in questo senso ci porterebbe lontano, in una direzione che tutto sommato esula dallo scopo del presente lavoro. Qui ci basta rilevare la predilezione di Hitler, da quel momento, per il numero sette, predilezione che lo accompagnò tutta la vita. Basti pensare che quasi tutte le sue campagne furono iniziate il settimo giorno e precisamente all’alba di una domenica (1)
Magico?
 
Comunque, l’incidenza dell’esoterismo e dell’occultismo nel Reich secondo molti va senz’altro ridimensionata. Già si è accennato agli stretti rapporti che intercorrono tra razionalismo e occultismo, tra neopaganesimo ed esoterismo. L’ambiente tedesco — e non solo quello — prima dell’avvento di Hitler era saturo di tutte queste cose. Ancor oggi però assistiamo a inquietanti revival, senza che da noi vi siano totalitarismi, anzi in pieno pluralismo ideologico.
Tutte le grandi imprese tedesche dell’epoca — Siemens, AEG, IG Farben, Vereinigte Stahlwerke, Krupp, Schering — avevano sezioni dì grafologia e psicometria, e lo stesso Hitler ebbe in alta considerazione l’astrologia finché ne ottenne predizioni favorevoli.
Ma quando all’inizio del 1941 i pronostici non furono più di suo gradimento, cominciò a prendere le distanze dai maghi. Infine, sparito Hess, dalla freddezza si passò apertamente alla persecuzione.
La verità è che Hitler odiava la scienza accademica e non ne faceva mistero, ma il motivo era da ricercarsi nel fatto che egli non era in possesso di alcun titolo dì studio. Da qui il favore per tutto ciò che era «alternativo». Quelli che traevano vantaggio da questa situazione non erano certo personaggi esperti e corretti, bensì i ciarlatani e i piaggiatori. I centri dove le scienze astratte erano studiate seriamente erano tutto sommato pochi in Germania e furono quelli che finirono nelle liste di proscrizione.
Gli «Heilpraktiker»
 
In omaggio ai gusti del Fuhrer in tutta la Germania pullularono ben presto i praticoni delle medicine alternative.
Fu, col sesso, l’unica cosa veramente libera nel Reich. Chiunque poteva scrivere sulla propria porta Heilprakciker (esperto in guarigioni), purché di razza ariana e maggiore degli anni ventuno: fu stabilito da un decreto del 12 ottobre 1935, con la sola esclusione per la cura delle malattie veneree e delle vaccinazioni.
Hitler era infatti, come è noto, un salutista (anche se nessuno lo vide mai in maniche di camicia né in costume da bagno) col suo vegetarianismo, la sua avversione agli alcolici e alle sigarette, il suo amore morboso per gli animali e il suo odio viscerale per la medicina universitaria.
Nel 1934 venne inaugurato a Dresda un ospedale naturista, intitolato a Rudolf Hess, delfino di Hitler e come lui fissato per tutte queste cose.
Il centro era destinalo a studiare tutti i metodi terapeutici alternativi, come l’idroterapia, il vegetarianismo, la talassoterapia, l’aeroterapia, il nudismo. Non vi erano medici, ma solo Heilpraktiker.Da quel momento queste scienze ebbero un tale impulso che gli adepti fondarono addirittura un sindacato con tanto di albo professionale, lo Heilpraktiker Bund.
Ci si scagliò anche contro le attività che il decreto del 1935 aveva proibito agli Heilpraktiker. Il Gauleiler di Fran-conia, Julius Streicher, editore dei settimanale pomo-politico Der Sturmer (che faceva propaganda di nudismo), uno dei pochi che si permettevano di dare del tu al Fuhrer, iniziò una violenta campagna contro i sieri e i vaccini, arrivando a dire che si trattava di invenzioni ebraiche per corrompere il sangue tedesco, poiché Koch e Behring, scopritori dei vaccini, quantunque tedeschi, avevano mogli di razza ebraica.
Il nudismo, poi, si diffuse talmente che arrivarono a esistere vere e proprie città di nudisti, con più di diecimila abitanti, come quella di Kladow, presso Berlino.
Si giunse a incoraggiare il nudismo in tulle le circostanze.
breathing techniques to ensure overall well-being, and promoting inner strength, good health, stress relief, etcHans Suren
 Non erano pochi i casi in cui anche i ricevimenti ufficiali finivano con uno strip collettivo in omaggio alle nuove tendenze (2).
Il nudismo, quale culto del corpo e della natura, oltre che di ascendenze paganeggianti, è anch’esso strettamente collegalo al razionalismo. Ne troviamo manifestazioni durante la Rivoluzione francese (3) e in quella sovietica. Nei primissimi anni del colpo di stato bolscevico si potevano vedere nei parchi delle principali città russe uomini e donne nudi prendere il sole tranquillamente. Anzi, il fenomeno raggiunse tali eccessi che si dovette vietarlo.

 

Sempre per quanto riguarda l’Unione Sovietica, c’è da dire che il regime comunista non aveva nulla da invidiare a quello hitleriano in materia di scienze «alternative». Il Partito infetti spendeva somme colossali per le ricerche para-psicologiche, per le quali manteneva circa venti istituti sparsi in tutta l’Urss (4).
Note:
1) Cfr M. Penella de Silva, Il numero sette. Superstizione di Hitler, Mondadori, Milano 1946.
2) Ibidem, p. 156. L’autore, all’epoca giornalista a Berlino, ne dà testimonianza diretta ricordando i banchetti offerti dal Ministero per gli affari esteri alla stampa internazionale, nel club della Fasanenstrasse.
3) Basta pensare ai cosiddetti «balli angelici», ricordati da F.M. Agnoli ne Gli Insorgenti, (Reverdito, Trenlo 1988) in cui uomini e donne, nudi, si davano a pubbliche danze preferibilmente davanti alle chiese o addirittura dentro.
4) R. Wurmbrand, L’altra faccia di Carlo Marx, Eun, Varese 1986, p. 77
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