IL MISTERO DEGLI UFO NAZISTI:2° PARTE

 
LE FONTI
Per quanto riguarda le fonti storiche relative ai dischi volanti nazisti, riteniamo importante premettere che le notizie oggi circolanti sul soggetto giungono da rapporti giornalistici, interviste e testimoni oculari, tuttavia non esistono documenti ufficiali in grado di confermarne la veridicità. E senz’altro vero che i tedeschi svilupparono un programma di velivoli discoidali che continuò dopo la guerra in USA e URSS, grazie all’apporto degli scienziati tedeschi che dopo la resa trovò nuova linfa nelle nazioni vincitrici del conflitto.
Il velivolo AVROCAR dell’USAF a cui lavorò Miethe dopo il 1945 è uno dei tanti indizi in tal senso. I documenti relativi ai progetti“Vril 7” “Haunebu” qui pubblicati non sono tuttavia confermati ufficialmente e sono stati inseriti solo per una più completa informazione. La probabilità che siano veritieri è allo stato attuale difficilmente appurabile. Per correttezza scientifica e di informazione riportiamo quanto scoperto dallo scrittore tedesco Michael Hesemann che afferma che questi documenti sono dei falsi moderni. Avendo fatto esaminare da un tecnico i caratteri di battitura delle lettere in essi riportati, avrebbe scoperto che la macchina da scrivere utilizzata sarebbe una “Gabriele”, un modello tedesco entrato in produzione nel 1972 e che i disegni dei dischi volanti sarebbero stati ripresi dal libro “Space Gravity and Flying Saucers” di Leonard Cramp.

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D’altra parte bisogna anche aggiungere che il “Das Neue Zeitalter”, di Monaco scrisse nel 1956: “Viktor Schauberger è stato l’inventore e lo scopritore di una nuova forma di energia, l’implosione che fa uso di aria e acqua, generando luce e movimento”. Il “Tages Anzeiger” di Zurigo, riportò un’intervista del 18 novembre 1954 a George Klein, ingegnere impegnato nei test sui velivoli discoidali sperimentali all’epoca del Reich, che affermò di aver visto con i propri occhi un tale apparecchio raggiungere, durante il test, un’altezza di 30.000 piedi in tre minuti e viaggiare a centinaia di miglia all’ora. Il libro “Brighter than a Thousand Suns”, la bibbia sulla storia dello sviluppo della bomba atomica, conferma queste notizie affermando che “velivoli a forma di disco volante con diametri di 16 metri furono fatti volare su Praga il 14 febbraio 1945 e raggiunsero in tre minuti un’altezza di quasi otto miglia. La loro velocità era 1250 miglia orarie, poi raddoppiata in ulteriori test”. L’agente CIA, Virgil Arm-strong affermò: “scoprimmo che Hitler aveva un’arma segreta che oggi chiameremmo UFO o veicolo spaziale” aggiungendo nella descrizione le stesse caratteristiche menzionate sopra. Una delle affermazioni più interessanti è quella del colonnello Philip J. Corso, a capo della USArmy’s Foreign Technology Division (Divisione Tecnologia Straniera) e membro del National Security Council del Presidente Eisenhower. Corso, che negli ultimi anni della sua vita (è morto nel 1998) è stato più volte in Italia per la divulgazione sul fenomeno UFO, ha rivestito un ruolo importante, all’inizio degli anni ’60, nello studio retroingegneristico presso la divisione del Pentagono menzionata sopra, oltre che alla fine del secondo conflitto mondiale proprio in Italia. In un’intervista al “CNI News” del 5 luglio 1997, al giornalista Michael Lindmann che gli chiedeva se c’erano connessioni tra i dischi volanti (in particolare il caso del presunto UFO schiantatosi a Roswell nel Luglio 1947) e la tecnologia segreta nazista, Corso affermò: “Sì, è vero. Nel mio team c’erano scienziati tedeschi. Ebbi modo di parlare spesso di questo con Hermann Hoberth e Werner von Braun. Io facevo parte del Project Paperclip con il generale Trudeau. C’erano stati schianti dovunque ed i tedeschi avevano raccolto anch’essi del materiale. Ci stavano lavorando. Non riuscivano a risolvere i problemi dell’apparato propulsivo e fecero migliaia di esperimenti con i loro dischi volanti. Ne avevano uno che saliva a 12.000 piedi. Ma dove tutti, noi e loro, hanno fallito, è stato il sistema di guida”. Per quanto riguarda Roswell, Corso scrisse in “The Day after RoswelU’“La forma così inusuale del disco ricordava le ali Horten che i nostri piloti avevano visto alla fine della guerra. Questo ci fece sospettare che i tedeschi si erano imbattuti in qualcosa che noi non conoscevamo ancora”. Corso affermò che le sue conversazioni con von Braun e Willy Ley ad Alamogordo nei giorni successivi al crash di Roswell, confermarono l’accaduto e gli scienziati tedeschi parlarono di una storia nascosta profondamente dietro la faccenda dei “Piatti Volanti”. Hermann Hoberth, il padre del razzo moderno, aggiunse toni curiosi alla faccenda affermando: “(…) non possiamo prenderci tutto il merito degli eccezionali risultati in alcuni campi scientifici. Noi siamo stati aiutati da esseri di altri mondi”. Lo stesso Von Braun espresse francamente il suo parere sull’argomento e disse di non nutrire dubbi sul fatto che i meriti tecnologici tedeschi ebbero luogo grazie all’aiuto di esseri di altri mondi.
UNA STORIA CONFUSA
Alla fine della guerra, USA e Unione Sovietica cercarono di accaparrarsi i migliori cervelli nazisti. I servizi segreti americani chiamarono questa operazione col nome di “Paperclip” (Operazione Graffetta – Il nome derivava dal fatto che le cartelle personali degli scienziati scelti per essere trasferiti negli Stati Uniti si distinguevano dalle altre mediante graffette che univano i loro progetti scientifici ai regolari forni di immigrazione) che trasferì in America illegalmente – a causa delle leggi immigrazione sugli ufficiali nazisti – almeno 1600 scienziati e i loro congiunti. Grazie alle tecnologie tedesche basate su idee come il Vril, l’acqua vivente, l’energia vitale, e le macchine volanti discoidali, USA e URSS poterono dare il via alla corsa verso il programma spaziale che portò l’Uomo sulla Luna nel 1969. Le teorie della fisica ariana accettavano una visione naturale del cosmo e della misteriosa essenza che lo circonda, la life-force, mentre i servizi segreti americani, inglesi e russi rapirono gli scienziati nazisti e li convinsero ad applicare le loro invenzioni e scoperte nei nuovi programmi studiati dai vincitori sulla base di quanto avevano fatto i tedeschi sino ad allora. Ma nel loro pragmatismo si occuparono esclusivamente delle realizzazioni belliche, trascurando volontariamente le implicazioni metafisiche dell’essenza della cultura volkisch, cioè il legame cosmico uomo-ambiente. I progetti sperimentali russi e americani degli anni ’50-’70 portano l’inconfondibile marchio di fabbrica tedesco, cioè il loro aspetto simile all’originale nazista. Alcuni progetti sono realizzazioni pressoché identiche di velivoli sperimentali nazisti. A questo punto possiamo concludere questa rassegna storica ricordando che gli avvistamenti di dischi volanti iniziarono ad attrarre l’opinione pubblica da quando il pilota americano Kenneth Arnold avvistò i primi UFO nel 1947, oggetti che nel suo disegno esplicativo sono identici ai progetti della serie “HO /X” dei fratelli Horten, i quali, negli anni ’30 e ’40, realizzarono vari velivoli sperimentali (la componente terrestre del fenomeno ufologico va certamente tenuta in debito conto, volutamente confusa da chi ne gestisce occultamente le informazioni, all’interno di un fenomeno più ampio di cui sfugge ancora l’origine. N.d.R.). Gli avvistamenti UFO degli anni ’50-’70 sono virtualmente simili ai progetti degli Haunebu nazisti e successivi. Marco Dolcetta, politologo e giornalista RAI, autore dell’interessantissima opera video ” Nazismo Eso­terico” con rari filmati d’epoca anche sul soggetto dei dischi volanti nazisti, ci ha confermato che il motore ad aspirazione di Schauberger e i successivi funzionano perfettamente. Egli stesso ha sottoposto ad esperti e scienziati il progetto ricevendone un giudizio positivo. Trattandosi di energia pulita e disponibile in quantità illimitate, uno sfruttamento industriale provocherebbe tali ripercussioni sull’economia mondiale che i servizi segreti alleati evitarono allora ed evitano a tutt’oggi di rendere note tali tecnologie e sperimentazioni. Per conoscere la risposta finale, dobbiamo attendere la totale declassificazione del materiale relativo a questi eventi. Tuttavia, è necessario tenere presente che per il caso “Roswell” e più in generale il fenomeno UFO esistono sezioni nei servizi segreti inglesi e statunitensi (nome in codice “voliera”, in quanto ogni agente ha il nome di un volatile) che hanno il compito di diffondere false informazioni e confondere l’opinione pubblica con messaggi e interpretazioni fuorvianti da varie fonti. Ciò è una conseguenza della natura compromettente dei motori per i velivoli discoidali studiati dai nazisti e successivamente perfezionati in USA, sfruttanti energia naturale e pulita. Un sistema in grado di cambiare completamente l’economia mondiale. Affermare che la fenomenologia UFO ha solo matrice esogena alla nostra realtà conviene a chi vuole continuare a tenere nell’ombra tecnologie rivoluzionarie già pronte da 50 anni, figlie dirette di quel nazismo che, sebbene ideatore di una catastrofe tra le più orribili della storia, trovò nell’applicazione tecnologica di concetti antichi e allo stesso tempo alternativi, i segreti di una positiva trasformazione delle fonti energetiche, oggi in mano ad altre potenze e in grado, se applicate, di poter dare i loro frutti ancora oggi.
UNA BASE NAZISTA IN ANTARTIDE?
Le idee di Horbiger e la. “Teorìa del Mondo di Ghiaccio” portarono ad un rinnovato interesse per le spedizioni in Antartide. I tedeschi vi erano già stati nel 1873 con il piroscafo “Groenland” per conto della Società Tedesca per le Ricerche Polari e in altre quattro spedizioni, l’ultima delle quali fu organizzata nel 1925 con la nave per rilevazioni “Meteor”. Hitler considerò l’Antartide una posizione privilegiata per una base permanente e autorizzò una spesa di oltre un milione di marchi per convertire il mercantile “Schwabenland” in nave attrezzata per missioni polari, con la possibilità di lanciare due idrovolanti Dornier Wal dalla sovrastruttura di poppa che fu costruita a tal scopo. Come capitano fu scelto Alfred Ritscher per la sua esperienza di viaggi in regioni polari.
La “MS Schwabenland” lasciò il porto di Amburgo il 17 Dicembre 1938 raggiungendo la costa del continente antartico il 19 gennaio 1939.I due idrovolanti fotografarono la superficie ghiacciata con apparecchiature ad alta definizione sommando non meno di 11.000 scatti. Lanciarono migliaia di aste metalliche con lo swastika nazista che si conficcarono nel ghiaccio annettendo così la zona al Reich tedesco col nome “Neu Schwabenland” (Nuova Svevia), nonostante una spedizione norvegese avesse già esplorato e maldestramente cartografato la stessa area nel 1931 denominandola “Terra della Regina Maud”. La nave“Schwabenland” tornò ad Amburgo nell’aprile del 1939 e subito il capitano Ritscher progettò una nuova missione che non potè realizzarsi a causa degli eventi connessi con la guerra. Fino a qui si tratta di storia documentata e non abbiamo altri documenti ufficiali tedeschi che ci autorizzino ad andare oltre, vi sono tuttavia alcuni indizi che potrebbero suggerire una serie di missioni successive. Il primo indizio riguarda la presenza di navi corsare tedesche nei mari meridionali, come la “Komet”, l’ “Atlantis” e la “Penguin” (affondata dall’HMS Cornwall nel 1941). Queste avevano il compito di pattugliare le zone australi a latitudini insolitamente vicine al continente antartico. Gli inglesi, da parte loro, avevano organizzato un punto d’ascolto sull’isola di “Deception” (nome in codice “Operazione Tabarin”) per tenere sotto controllo le scorrerie della navi tedesche. È quantomeno strano che il Reich operasse in mari così ostili e lontani, dove non c’erano rotte commerciali a parte Capo Horn e la punta estrema del Sud America. Si sa, inoltre, che la spedizioneSchwabenland imbarcava civili e militari, tra cui biologi, botanici ed esperti di idrografia che erano stati preparati dalla Società Tedesca per le Ricerche Polari con corsi specialistici tenuti anche dall’Ammiraglio Statunitense Richard E. Byrd, veterano delle imprese polari, che fu ad Amburgo nel novembre 1938 per una serie di conferenze.
Gli scienziati della Schwabenland scoprirono una profonda fossa oceanica di probabile origine vulcanica che scorreva sotto i ghiacci del continente antartico, in una zona tra il sud America e l’Africa, correndo come un meridiano fino alla Nuova Zelanda e oltre. Dai rapporti del capitano Ritscher apprendiamo che gli scienziati riscontrarono la presenza di laghi d’acqua calda generati da correnti termico-vulcaniche che avevano sciolto il ghiaccio sovrastante creando enormi caverne, alcune lunghe fino a cinquanta chilometri, che giungevano sino al mare aperto. Queste zone più calde avrebbero fornito la copertura ideale per la costruzione di un’eventuale base permanente, che sarebbe sorta, dunque, sotto i ghiacci e quindi con una spesa logistica molto bassa. Tuttavia, ciò che fa pendere l’ago della bilancia verso una probabile base nazista in Antartide è la famosa spedizione “Operazione High Jump” mediante cui gli USA invasero il continente antartico immediatamente dopo la guerra, il 31 dicembre 1946. Le tensioni tra Stati Uniti e Russia erano già molto forti e si stava entrando nella guerra fredda, motivo per cui un’operazione del genere sarebbe stata assolutamente da evitare se non motivata da ragioni urgentissime. Furono mobilitati ben 4600 membri del personale militare, 6 elicotteri, 6 Martin PBM Flying Boat, 2 navi appoggio per idrovolanti, 15 altri aerei, 13 navi di sostegno e una portaerei, la “USS Philippine Sea”. Una spedizione incredibilmente costosa che non può essere giustificata da una semplice ricognizione o esplorazione, smentendo lo stesso Ammiraglio Nimitz che, enumerando gli scopi della missione, affermò che lo scopo consisteva nella ricerca di siti per possibili basi permanenti. Fatto interessante, con il corpo di spedizione ritroviamo l’Ammiraglio Byrd, che aveva addestrato i nazisti all’esplorazione dei poli. Intervistato dalla stampa internazionale, più volte Byrd disse che gli USA dovevano prepararsi a difendersi da attacchi portati da dischi volanti dalla eccezionale velocità in grado di volare da polo a polo. Bisogna tener presente, inoltre, che alle stime ufficiali degli USA dopo la vittoria sulla Germania mancarono all’appello 54 U-Boot tedeschi di cui non si è mai più saputo nulla. Undici di questi potrebbero essere stati affondati da mine, ma degli altri si sono perse le tracce. Pare che lo stesso Ammiraglio tedesco Karl Doenitz abbia affermato nel 1943 che la flotta sottomarina tedesca era stata ricostituita in un’altra parte del mondo, nella terra di Shangrila, (un altro nome di Shambalha – N.d.R.) in una fortezza imprendibile. Inoltre, molto presto cominciarono a diffondersi voci di dischi volanti avvistati dalla marina argentina, inglese, brasiliana e cilena di stanza nelle regioni antartiche. si tratta di dichiarazioni ufficiali che sono attualmente registrate e documentate dal dopo­guerra sino ai primi anni ’60. Arriviamo alla domanda cruciale: Esiste o esisteva una base segreta nazista in Antartide? Non possiamo affermarlo con certezza, ma gli indizi faticosamente raccolti propendono verso il sì. I nazisti avevano le conoscenze geografiche e la tecnologia necessaria e gli U-Boot avrebbero potuto trasportare materiale meccanico per le attrezzature necessarie e anche motori per la costruzione dei velivoli discoidali, già in avanzata preparazione ma la cui sperimentazione in Germania non riuscì ad essere ultimata.
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